2014: lo stato dell’arte del meridionalismo.

(Attenzione: contiene una buona dose di parolacce)

Il mio professore di diritto delle superiori (marpione) era solito raccontare un ritornello: ” Le donne si dividono in due categorie quelle impure e le altre, invece, pure”. Naturalmente lo raccontava sorridendo e alludendo al doppio senso che ne scaturiva. Colgo questo piccolo spunto per una riflessione un po’ più ampia. In particolare mi riferisco alla “necessità” delle persone di etichettarsi in un ambito piuttosto che in un altro, avendo come risultato l’aver creato ciò che prima non c’era. 

Il “bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto” è un criterio che avvelena l’esistenza di coloro che si pongono il problema.  E questo criterio genera, normalmente, discussioni, dibattiti, azioni, reazioni, sconvolgimenti, frustazioni, pentimenti, tutti elementi negativi che agevolano chi, invece, se ne strafotte e vive alle spalle della gente che si pone il problema. 

Nei “malfamati” ambienti meridionalisti spesso (anche troppo spesso n.d.r.) si passa il tempo a cogliere le virgole, i punti, le frasi non dette, gli sguardi mancati, e ad ogni evento si genera un discussione che coglie tutti di sorpresa. Si coglie il disagio di gruppi di meridionalisti che sono pronti a scendere  alle armi contro l’altro gruppo di meridionalisti. E intanto i bastardi del sistema (mi riferisco ai politici di turno, ai magistrati di Brescia, agli onorevoli “porci” di Roma (mi scuso con gli animali) continuano a prendersi gioco di noi aumentando le tasse, riducendo i servizi, favorendo le banche, favorendo i poteri occulti. Nel frattempo lasciamo i nostri figli a marcire tra un giochino sulla playstation e il “grande fratello” in televisione. 

Ma siete sicuri che sia questa la soluzione? 

Avete capito con chi abbiamo a che fare? Con gente crudele, con inetti con la pistola in mano, con emeriti coglioni messi ai posti di comando che si fottono milioni di euro per non far un cazzo e rovinare la gente, chi lavora, chi suda ogni giorno per mandare avanti la propria azienda, il proprio sogni, per mandare a scuola i propri figli, per aiutare gli anziani ammalati.  

Invece i meridionalisti si soffermano a guardare l’accento sul “né” se è acuto o grave (vi ricordate Amedeo?) facendone una colpa assoluta. Ci si sofferma ad esaminare la forma ortografica della frase che denuncia le morti della Terra dei Fuochi. Ci si sofferma a considerare se un militante meridionalista prima era di destra o di sinistra. Ci si sofferma a considerare se alla manifestazione abbiamo portato la bandiera rossa o la bandiera nera…..e i porci pasciono 

Mi dispiace ragazzi, così non va! Non ci siamo proprio. 

Quando ho deciso di prendermi l’onere di una delegazione di Insorgenza a Bari, l’ho fatto nella piena coscienza che sarebbe stato un enorme problema da affrontare, vista la situazione della mia famiglia. Anche se abbiamo riunioni settimanali di un paio di ore, mi sento colpevole di togliere quel tempo alla mia famiglia, ma lo devo fare. Sono colpevole di non averlo fatto prima, magari cinque anni fa, quando ero più libero. Adesso ho la piena coscienza di quello che faccio e non voglio tirarmi indietro per nessun motivo. Sono pronto a subire tutte le conseguenze delle mie scelte, anche le più catastrofiche, ma ritengo che un uomo non possa passare tutta la vita a nascondersi cercando di essere un altro. Deve affermare quella che è la sua personalità e confrontarsi con gli altri senza maschere. Senza mezzi termini.  

Una volta decisa la meta tutti i mezzi sono validi per raggiungerla e se qualcuno trova scuse o impedimenti è solo perché non ha le palle per andare avanti. La cosa che dico sempre ai miei amici: “non segnalatemi problemi, segnalatemi le vostre soluzioni ai problemi che ci sono e insieme li risolviamo”.  

Smettetela di venirmi a rompere le scatole con azioni clamorose da compiere nottetempo mettendo a serio pericolo la propria vita. Sono finiti quei tempi. Adesso bisogna azionare il cervello (statisticamente i più dotti ne usano solo il 10%). I nostri cari e vecchi briganti hanno perso la loro battaglia perché hanno preferito usare il cuore, mentre quei bastardi di piemontesi usavano armi sofisticate, mosse strategiche, leggi ad hoc, aizzavano la popolazione, provocavano sommosse. Tutto questo con l’intelligenza, usando il cervello. Sicuramente tra loro c’era chi era d’accordo e chi meno, chi era sulle palle e chi era simpatico, chi parlava bene e chi balbettava. Ma loro hanno vinto e questo è il punto da considerare. 

Il panorama meridionalista sembra popolato di vecchie bizzoche pronte a prendersi per capelli per un posto in prima fila alla funzione della domenica. L’unica etica che si riconosce è quella dell’invidia, del sotterfugio, del doppio senso (come il professore di diritto). 

Ma chi cazzo vi credete di essere? Non siete nessuno fino a quando non mi dimostrate di aver vinto una battaglia. Fino a quando non esalate l’ultimo respiro sotto la carica dei celerini. Con le vostre chiacchiere non riuscirete a convincermi. Non siete altro che la brutta fotocopia di quei quattro coglioni che ci fanno credere di fare politica e fanno i loro porci comodi alle spalle della gente. 

Vi atteggiate a grandi uomini, ma non siete nemmeno “femminielli” di borgata. I grandi uomini, quelli veri, si sono sempre distinti per l’umiltà e non certo per come hanno usato il prossimo o come lo hanno denigrato. Raccogliete le vostre brutte figure e fatevi un falò col calore dell’esame di coscienza. Abbiate il coraggio di dire “ho sbagliato” e al mondo intero apparirete come dei nuovi profeti. Dimostrate di saper piangere e avrete tutte le porte aperte. Usate il cervello e vincerete tutte le battaglie fino alla vittoria finale.  

Con le nostre armi (bandiere, volantini, magliette, putipù e triccheballache) non andiamo da nessuna parte, non si vince nessuna guerra. Dobbiamo imparare ad usare l’arma più letale del mondo: la lingua armata col cervello. Solo così possiamo convincere la gente e vincere il nostro eterno nemico.

Finiamola di dividerci in impuri e gli altri, invece, puri (manca la rima!) Siamo tutti figli ad una cagna, stiamo tutti nella cacca. O ci aiutiamo, siamo in grado di fare un piccolo passo indietro o non andiamo da nessuna parte.

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