Indipendenze e dipendenze

Forse vi sarete accorti che in questi tempi si fa un gran parlare di indipendenza. C’è chi la reclama come regione, chi come moglie o marito, chi come figlio, chi come condomino. Tutte le versioni possibili e immaginabili.
Sembra che la soluzione di ogni dramma (e voglio essere buono) sia quello di creare una indipendenza da qualcosa o da qualcuno. Questo mi ricorda molto un mio dramma personale, quando pensavo che un matrimonio avrebbe risolto i miei problemi, quando invece andai a sommare i miei problemi a quelli della mia (allora) consorte. Eppure tutti mi avevano assicurato che la condivisione avrebbe alleggerito il carico, mentre nella realtà non era così.
Dopo questa minuscola quanto inutile disgressione sui fatti miei torniamo sul tema principale: l’indipendenza.
A mio avviso, prima di poter chiedere l’indipendenza occorrerebbe riconoscere quali sono le “dipendenze”, cioè tutte quelle attività, funzioni, elementi necessari alla sopravvivenza, dopo l’avvenuto distacco ombelicale.
Il primo punto è l’energia. Parlo in generale senza puntualizzare circa le fonti: fossili, solari, eoliche, geotermiche, ecc. Senza l’energia dubito fortemente che una qualsiasi forma vivente possa chiedere l’indipendenza (vi ricordo che sto parlando in generale, senza voler trascendere negli argomenti politici). Se una regione o una persona, o gruppo di persone, desidera rendersi indipendente dovrebbe innanzitutto considerare come approvvigionarsi di energia. Senza questo elemento vitale penso che l’indipendenza sarebbe solo fittizia, in quanto basterebbe che qualcuno tagli le risorse e si diventerebbe più schiavi di prima.
Passo velocemente al secondo punto: le comunicazioni. Al giorno d’oggi è diventata essenziale la conoscenza e con essa la comunicazione. Pensate a cosa accadrebbe ad una comunità (o individuo) non in grado di comunicare con altri. Sarebbe praticamente destinato ad estinguersi. Giusto per esempio voglio ricordarvi cosa è accaduto sulle isole di Pasqua, dove la popolazione è stata impossibilitata a navigare (non c’erano più alberi per costruire piroghe) e non potendo “comunicare” con le isole circostanti furono destinati all’estinzione. Noi non usiamo piroghe, ma cellulari che ogni giorno trasmettono ordini, immagini, comunicazioni, GPS, ecc. Certo che basterebbe una normale linea telefonica analogica per parlare con l’altra parte del mondo. Ma i nostri viziatelli non riescono nemmeno più ad andare al cesso senza il telefonino al seguito (anzi sembrerebbe che sia la condizione più ambita dalla popolazione lobotomizzata). Nella nostra scala di valori di dipendenza possiamo considerare la comunicazione direttamente dipendente dall’energia.
Benissimo: abbiamo luce e telefono….ci manca l’acqua.
In questo caso si parla di sovranità idrica (anche le altre due dipendenze sono delle sovranità, che dovrebbero essere gestite dal popolo o dai suoi rappresentanti legalmente eletti). Se un individuo ha la possibilità di approvvigionarsi di acqua senza dover pagare balzello, in maniera automatica, ha raggiunto anche la sovranità alimentare. Può coltivare e produrre alimenti in maniera autonoma, addomesticando il territorio alle sue necessità. Bello vero? Ogni mattina una persona si sveglia, va nella campagna e si approvvigiona di acqua e di alimenti, di cosa altro potrebbe avere bisogno? La moneta, certo! La moneta intesa come strumento di misura dell’impegno profuso da parte di ognuno di noi nella realizzazione di un lavoro fisico e/o mentale. Parliamo di strumento di misura e non di un valore. Il valore, invece, viene assegnato dalle banche (private) emissarie di moneta che prestano agli gnocchi e si fanno pagare interessi attraverso il debito pubblico.
Se una persona, un gruppo di persone, una regione detiene il controllo del proprio denaro ha praticamente tutto.  E non fatemi la solita predicozza degli studi di economia e finanza che dicono che le banche sono necessarie, altrimenti oltre a sfasciarvi quel maledetto cervello bacato e lobotomizzato, rischiate di provare l’ira del sottoscritto anche in regioni pubiche anteriori e posteriori.
Potrei considerare una moneta aurea o semplicemente una moneta cartacea emessa direttamente dallo Stato per bilanciare le attività.
Possiamo dire di avere tutto: energia, acqua, alimenti (anche sanità, visto che una alimentazione sana allontana le case farmaceutiche), moneta.
Gli ultimi due elementi che caratterizzano degnamente una indipendenza sono la territorialità, cioè il suolo o la zona dove una persona può fare quello che vuole senza che nessuno possa dare fastidio (immaginate la vostra sala da bagno!!!) e, last but not the least (dulcis in fundo), parliamo  di etica o coscienza o educazione o come preferite chiamarla voi. Quel rispetto, quella condizione di vivibilità, di partecipazione, di empatia che lega una persona ad un’altra. Questo ultimo elemento in ordine temporale dovrebbe precedere tutti gli altri, altrimenti il processo di indipendenza è nullo.
Vi immaginate un gruppo di persone che richiede l’indipendenza, in cui ognuno si fa i cazzi propri? Ognuno pensa al suo orticello? Ognuno pensa ai suoi interessi? Ognuno vuole il suo pezzo di storia da gestire?
Ebbene è questo che accade ancora oggi in tutti i gruppi meridionalisti: ognuno pensa ai cazzi propri e nessuno, dico nessuno, ha ancora pensato ad unire il tutto. Chi predilige il Re, chi la Chiesa, chi l’Anarchia, chi la Federazione, chi vorrebbe andarsene con gli spagnoli, chi con i catalani, chi con i russi, chi con i massoni (quelli buoni!!! Sic!!). Nessuno ha ancora deciso di aderire ad un altro gruppo fondendo il tutto. Anzi, ogni giorno che passa ognuno pensa a fottere il suo simile: ti rubo l’idea, ti rubo l’evento, ti rubo l’idea del libro, ti rubo la visibilità. Con queste cazzate il meridionalismo non va da nessuna parte.
Avremmo bisogno, prima di tutto, di creare una figura di Stato innovativa attingendo alle varie correnti filosofiche recenti o antiche. Marx, Hegel, Montesquieu, e tanti altri hanno elaborato filosofie economiche e politiche di quanto si usavano i cavalli e i piccioni viaggiatori. Qualcosa è cambiato nel mondo e, mentre i governanti mondiali utilizzano tecnologie e accordi di cui minimamente abbiamo idea, il popolino resta a guardare la televisione e farsi seghe mentali. Abbiamo la necessità di una nuova forma di governo che privilegi l’umanità e non la maggioranza, il sapere e non le leggi.
Siamo vittime di aberrazioni inumane da parte di uno Stato ormai succube della finanza mondiale. Manovrano le nostre emozioni, le nostre paure, le nostre ambizioni condizionando il nostro futuro.
Abbiate la forza, il coraggio, la lealtà di fare un passo indietro e cercare una soluzione comune che guardi l’economia nel giusto verso (oikos= casa + nomos= legge: cioè la salvaguardia del territorio) e su questa far nascere un nuovo credo a cui aderire senza stare a discutere. Dobbiamo farlo per i nostri figli e dobbiamo farlo subito. Secondo molti studiosi la razza umana si estinguerà nei prossimi cento o duecento anni…forse ci è rimasta una speranza.
Buona vita a tutti

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Expo, primo bilancio (senza retorica)

Atroce epilogo di un fallimento premeditato dove chi ci ha guadagnato, come al solito, sono state le multinazionali. Chi pagherà di danni per questo ennesimo furto perpetrato ai cittadini?

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Nuovo conio della BCE per il fallimento dell’EXPO2015

Alla fin della fiera l’obiettivo è stato raggiunto, alla faccia di gufi e disfattisti: Expo chiude i battenti con oltre 20 milioni di ingressi. Un trionfo, almeno per il commissario Sala, che ha la strada spianata per Palazzo Marino, per il governo Renzi e la sua retorica dell’Italia che funziona, e per il gigantesco apparato mediatico mobilitato fin dall’inizio, a suon di milioni, in una delle più straordinarie operazioni di propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica che si ricordino. Restano però in sospeso due domande: i numeri testimoniano un successo? E, soprattutto, alla fine chi paga?

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Il successo di un grande “camouflage”
Se al di là della fanfara celebrativa si guardano i fatti, l’Expo universale di Milano ha registrato ingressi contenuti, chiude con un disastroso buco di bilancio, non ha rilanciato l’economia e lascia dietro di sé uno strascico di problemi irrisolti.
Quello milanese è stato il peggior Expo degli ultimi 50 anni. Tolti i quasi 14 mila addetti che ogni giorno si sono avvicendati nel sito, su cui i comunicati di Expo sorvolano, e la ridicola mistificazione per cui si considerano le code da sfinimento un indice di successo e non di disorganizzazione, l’esposizione milanese chiude con 18 milioni di visitatori. È la stessa cifra registrata dall’Expo di Hannover 2000, ricordato come “il flop del millennio”. Per fare peggio di così bisogna andare all’Expo di Seattle del 1962, con 9 milioni di visite. Ma il problema non è quello del flusso di visitatori. È che per evitare un flop colossale, il management dell’Expo ha spinto sui numeri dei tornelli a scapito del conto economico, che già partiva appesantito da malaffare, clientelismi, inefficienze.
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La festa coi soldi degli altri
Il risultato è che la manifestazione peserà sui contribuenti per più di un miliardo di euro. Expo è costata, finora, 2,4 miliardi di euro: 1,3 miliardi per la costruzione del sito; 960 milioni per la gestione dell’evento (840 milioni secondo Expo, ma è un conteggio basato su magheggi contabili già censurati dalla Corte dei conti) e 160 per l’acquisto dei terreni, pagati – giusto per ricordare come è partita l’operazione – dieci volte il prezzo di mercato.
I dati sulla spesa sono provvisori, visto che sono in corso i contenziosi per gli extracosti chiesti da tutte le principali imprese che hanno lavorato sul sito: solo per il Padiglione Italia, prima trattativa conclusa, ammontano a 29 milioni. Ed è di questi giorni la notizia che per la bonifica dell’area, rivelatasi gravemente inquinata solo dopo che era stata comprata a peso d’oro, c’è un conto da 72 milioni. La faccenda ha dato l’avvio a un tragicomico balletto in cui Expo spa, Arexpo (proprietaria dei terreni) e gli ex proprietari (tra cui la Fondazione Fiera Milano, che però è anche socia di Arexpo) si rimpallano le responsabilità, in uno scaricabarile in cui non è difficile immaginare su chi ricadranno, ancora una volta, i costi.
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Storia di una voragine finanziaria
I costi di gestione dell’Expo si sarebbero dovuti pareggiare, secondo le dichiarazioni di Sala, con i ricavi da biglietti più quelli da sponsorizzazioni, royalties e via dicendo. Il pareggio si sarebbe raggiunto vendendo 24 milioni di biglietti a un prezzo medio di 22 euro e ricavando circa 300 milioni dalle altre voci. Visti gli scarsi afflussi iniziali, tali che la società si è rifiutata per i primi tre mesi di fornire dati, in estate è stato offerto al volo un nuovo conteggio: sarebbero bastati 20 milioni di biglietti a 19 euro di costo medio; il resto lo avrebbero fatto i ricavi diversi, aumentati chissà come. Già così, si sarebbe chiuso con un deficit di gestione da 200 milioni di euro.
Il problema è che per arrivare ai 20 milioni di ingressi promessi, con annessi titoloni di giornali, si è messa in campo una politica di omaggi e prezzi stracciati. Sconti da saldo alle scolaresche, praticamente precettate dal ministero, ai dipendenti delle aziende sponsor, alle parrocchie, alle coop, agli ordini professionali e a qualsiasi organizzazione che potesse portare a Rho flussi consistenti. Biglietti a 5 euro dopo le 18, ingressi regalati ai pensionati, ai titolari di bassi redditi, a chi parcheggiava per la visita serale nelle aree di sosta del sito. Il rivenditore ufficiale della manifestazione nelle ultime settimane faceva il 70 per cento di sconto.
Expo, pur sollecitata da questo giornale, non fornisce alcun dato sul prezzo medio di vendita: ma non ci vuol molto a capire che sarà molto inferiore alla soglia di 19 euro. Vale a dire che il deficit di gestione sarà ben maggiore dei 200 milioni previsti.
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Volano e fantasia
La retorica con cui si cerca di mascherare la perdita economica è soprattutto quella sull’“indotto” e sull’eredità dell’Expo; ritorni economici che giustificherebbero gli 1,3 miliardi d’investimento a fondo perduto nel sito. Qui si entra direttamente nel campo della fantasia. Gli studi con cui si cerca di far passare Expo per un volano economico sono quelli preparati da un gruppo di accademici della Bocconi finanziato da Expo. Si parla di 3,5 miliardi di spesa complessiva dei visitatori, tali da generare, per l’effetto moltiplicatore (per cui ogni euro speso genera ulteriori spese a cascata), una produzione aggiuntiva per il Paese da 10 a 30 miliardi e 191 mila nuovi occupati l’anno dal 2012 al 2020, con un picco tra il 2013 e il 2015. È l’apoteosi del moltiplicatore economico, un campo dei miracoli dove per ogni euro sotterrato se ne ritrovano 3, o anche 10.
Solo che la stima ignora il costo delle risorse usate, in termini di tasse o tagli ad altre voci del bilancio pubblico. Qualsiasi investimento valutato in quel modo darebbe un risultato positivo. Per Carlo Scarpa, ordinario di Economia all’Università di Brescia, esperto di infrastrutture, “qualche effetto moltiplicatore la spesa generata da Expo ce l’avrà, ma stimarlo è pura fantasia. Inoltre, un conto è costruire infrastrutture che restano, un altro è un investimento di pura edilizia, come l’Expo, che dopo sei mesi chiude”. Sui mirabolanti effetti occupazionali, basti dire che nel 2013, nel 2014 e fino al primo semestre 2015 (ultimi dati Istat disponibili) gli occupati in Lombardia sono stati in calo.
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Alla ricerca dei cinesi perduti
L’arrivo di turisti stranieri è stato al di sotto delle previsioni. Secondo uno studio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, coordinato da Jérôme Massiani, i risultati preliminari indicano una quota del 16 per cento di stranieri (soprattutto francesi e svizzeri) contro il 25 per cento previsto. All’Expo sono andati soprattutto i lombardi (quasi il 40 per cento dei visitatori), mentre i non europei, compreso l’atteso milione di cinesi, hanno raggiunto quote irrisorie. Peccato, perché la spesa degli stranieri è quella che determina il saldo positivo per il Paese creato da Expo. A patto che, fa notare Massiani, “nei benefici per l’economia sia contabilizzata solo la componente addizionale della spesa dei turisti”. Vale a dire quella di coloro che non sarebbero venuti in Italia se non ci fosse stata l’esposizione.
Per gli esercenti milanesi e lombardi non sembra proprio che Expo sia stata una manna. Qualcuno certo ci ha guadagnato, ma per molti, come i locali del centro di Milano che hanno visto la movida serale trasferita a Rho, l’effetto è stato quello di un boomerang. Gli ultimi a manifestare la propria delusione, questa settimana, sono stati i commercianti bresciani: “Qui si perdono quattro imprese al giorno”, ha scritto un report di Confesercenti, “Expo a Brescia non si è proprio fatto sentire”.
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Carta di Milano, fiera di buoni propositi
Dovrebbe essere il grande lascito morale di Expo. Sembra invece più che altro un esercizio d’ipocrisia. La Carta di Milano raccoglie indicazioni per risolvere i problemi mondiali dell’alimentazione, della produzione di cibo, della fame del mondo. Firmata da tutti i capi di Stato, ministri, politici, funzionari, delegati passati da Expo e da milioni di cittadini, è stata consegnata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al segretario dell’Onu Ban Ki-moon.
Peccato che non sia altro che un elenco di buone intenzioni, senza vincoli né verifiche, destinata a restare lettera morta una volta spenti i riflettori sull’Expo. Nata negli uffici della multinazionale alimentare Barilla, è stata bocciata dalle più importanti organizzazioni non governative. “Abbiamo partecipato ai lavori preparatori, ma abbiamo deciso di non firmarla perché non tocca alcuni nodi: la proprietà dei semi, l’acqua come bene comune, i cambiamenti climatici”, ha dichiarato Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, l’organizzazione fondata da Carlin Petrini, che aggiunge: “Non prevede impegni concreti per governi e multinazionali, è generica, tra i firmatari ci sono anche alcune multinazionali e capisco che il governo italiano non abbia potuto osare di più”.
Oxfam, network internazionale di organizzazioni non governative attive in 17 Paesi, l’ha definita “lacunosa” su temi fondamentali come le politiche per l’agricoltura contadina, la speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari, l’espropriazione delle terre e il consumo di suolo agricolo”.
Il giudizio più duro arriva però da Caritas Internationalis: “È una carta scritta dai ricchi per i ricchi”, dichiara il segretario generale Michel Roy, “un testo parziale, per i destinatari e i contenuti. Non si sente la voce dei poveri del mondo, né di quelli del Nord, né di quelli del Sud”. Perché “indica un problema – la fame nel mondo – tutto sommato noto, ma non mette a fuoco le cause e quindi le soluzioni”, ha continuato Roy. “Contiene una nobile e giusta esortazione a evitare gli sprechi, ma non parla di speculazione finanziaria, accaparramento delle terre, diffusione degli ogm, perdita della biodiversità, clima, speculazioni finanziarie sul cibo, acqua, desertificazione e biocombustibili”.
Aggiunge Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana e vicecommissario del padiglione della Santa Sede: “Siamo stati chiamati a partecipare alla sua stesura, ma dobbiamo constatare che il risultato non ha tenuto conto dei nostri suggerimenti, probabilmente per salvaguardare certi equilibri”.
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L’area, i debiti e il rebus del dopo Expo
La vera sfida, comunque, inizia ora. Che cosa fare dell’area su cui sono stati investiti 2,4 miliardi di denaro pubblico? Il sito Expo, per ora, è solo una zavorra sui conti di Comune di Milano e Regione Lombardia, che devono restituire alle banche 200 milioni spesi per acquistarla. L’asta del novembre scorso per rivenderli, infrastrutturati, a 340 milioni, è andata deserta; ora si cerca la quadra per uscire dall’imbarazzo. In questo contesto, il rischio di lasciare una cattedrale nel deserto, destino comune a tante aree degli Expo del passato, è alto. Le idee, che sono gratis, non mancano. Così come si sprecano i nomi trendy: hub tecnologico, knowledge valley, start-up incubator.
Più difficile trasformare le idee in realtà. Tra i progetti annunciati, la realizzazione del nuovo polo delle facoltà scientifiche dell’’Università Statale di Milano, una buona idea del rettore Gianluca Vago. Ma sono necessari 540 milioni e una complessa operazione di dismissione e riqualificazione della vecchia area di Città Studi.
Il presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca, ha ipotizzato di aggiungerci un polo della tecnologia e dell’innovazione, Nexpo, in cui attirare aziende dell’hi-tech. Ma come pianificare una tale trasmigrazione? Con quale regia e quali soldi? Tutto ancora da decidere. Come pure l’ipotizzata realizzazione sul sito di una cittadella dell’amministrazione pubblica. E prima di tutto, qualcuno dovrà restituire alle banche i 200 milioni prestati. Di solito, la città che progetta un Expo pensa prima a che cosa fare dopo dell’area su cui fa investimenti pubblici colossali. A Rho, invece, i cancelli si chiudono senza che nessuno ancora sappia cosa ne sarà. “Non fate i ganassa”, dice Piero Bassetti, “la vera sfida inizia ora”.
(di Gianni Barbacetto e Marco Maroni – Il Fatto quotidiano, 31 ottobre 2015)

Da quando non uso più lo shampo “industriale” non mi lavo più i capelli ogni giorno

Sembra un ossimoro, ma è così: lo shampo industriale non serve a lavare i capelli ma a sporcarli.
Un vezzo derivato uno dei pilastri del neo-liberismo e del capitalismo: creare il problema perchè abbiamo già pronta la soluzione che dovete comprare. Allora perchè produrre un sapone che pulisce, quando ne possiamo creare uno che sporca e che obbliga ad usarlo sempre più spesso acquistandolo?
Ormai utilizzo olio e.v.o. per impacchi, aceto per lucidare e sapone di marsiglia. Risciacquo e poi sono a posto almeno per una settimana con capelli pettinabilissimi e sempre a posto e senza forfora (anche se a questo ha contribuito anche il mio diverso modo di alimentarmi). Non acquisto più alcuno shampo e questo mi basta.
Ma lo shampo è davvero tanto inutile quanto dannoso?
Cerchiamo di capirne di più con questo articolo.

Il primo Shampoo Peggiore è lo SHAMPOO PANTENE lisci effetto seta, in realtà tutti gli shampoo di questa marca sono ricchi di siliconi e addirittura alcuni, come questo, contengono anche la paraffina!! Usando paraffina e silicone, i capelli saranno sempre più sporchi e opachi!!
Questo shampoo dovrebbe aiutare a ridurre l’effetto crespo e a rendere i capelli irresistibilmente lisci, ma ahimè il silicone, tensioattivi aggressivi e paraffina, sono ingredienti che rendono i capelli sempre più danneggiati  e sfibrati, mascherati dal silicone che gli dona un aspetto apparentemente lucido e brillante.

INCI Shampoo Pantene Liscio effetto seta

AQUA (solvente)
Immagine AMMONIUM LAURETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine AMMONIUM LAURYL SULFATE (tensioattivo)
Immagine SODIUM CHLORIDE(viscosizzante)
Immagine DIMETHICONE (antischiuma / emolliente)
Immagine GLYCOL DISTEARATE(emolliente / emulsionante / opacizzante / viscosizzante)
Immagine CITRIC ACID (agente tampone / sequestrante)
Immagine SODIUM CITRATE (agente tampone / sequestrante)
Immagine AMMONIUM XYLENESULFONATE (tensioattivo / viscosizzante)
Immagine COCAMIDE MEA(emulsionante / stabilizzante emulsioni / tensioattivo / viscosizzante)
Immagine CETYL ALCOHOL(emolliente / emulsionante / opacizzante / viscosizzante)
Immagine GUAR HYDROXYPROPYLTRIMONIUM CHLORIDE (antistatico / filmante / viscosizzante)
Immagine PARFUM
Immagine SODIUM BENZOATE(preservante)
Immagine DISODIUM EDTA(sequestrante / viscosizzante)
Immagine DMDM HYDANTOIN(conservante)
Immagine HEXYL CINNAMAL(Allergene del profumo)
Immagine PANTHENOL (antistatico)
Immagine PANTHENYL ETHYL ETHER(antistatico)
Immagine TETRASODIUM EDTA(sequestrante)
Immagine BENZYL SALICYLATE(Allergene del profumo)
Immagine BUTYLPHENYL METHYLPROPIONAL (Allergene del profumo)
Immagine LINALOOL (Allergene del profumo)
Immagine LIMONENE (Allergene del profumo)
Immagine CITRONELLOL (additivo)  Immagine CITRONELLOL (Allergene del profumo)
Immagine ALPHA ISOMETHYL IONONE (Allergene del profumo)
Immagine HYDROXYISOHEXYL 3 CYCLOHEXENE CARBOXALDEHYDE (Allergene del profumo)
Immagine PARAFFINUM LIQUIDUM(antistatico / emolliente / solvente)
ImmagineMETHYLCHLOROISOTHIAZOLINONE (conservante)
ImmagineMETHYLISOTHIAZOLINONE (conservante)

Come potevo non menzionare gli Shampoo Sunslik tra i prodotti più odiati? :-)
SHAMPOO SUNSILK LISCIO PERFETTO contiene siliconi, tensioattivi aggressi e ingredienti petrolchimicie e inquinanti.
INCI Shampoo Sunslik Liscio perfetto: E’ quasi tutto rosso!!!
AQUA (solvente)

Immagine SODIUM LAURETH SULFATE (A) (tensioattivo) /

Immagine SODIUM C12-13 PARETH SULFATE (B) * (tensioattivo)

Immagine COCAMIDOPROPYL BETAINE (tensioattivo)
Immagine SODIUM CHLORIDE(viscosizzante)
Immagine DIMETHICONOL(antischiuma / emolliente)
Immagine DIMETHICONE (antischiuma / emolliente)
Immagine PARFUM
Immagine CARBOMER (stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
Immagine LYSINE HCl (condizionante per capelli / condizionante cutaneo)
Immagine SODIUM HYDROXIDE(agente tampone / denaturante)
Immagine DMDM HYDANTOIN(conservante)
Immagine CITRIC ACID (agente tampone / sequestrante)
Immagine GUAR HYDROXYPROPYLTRIMONIUM CHLORIDE (antistatico / filmante / viscosizzante)
Immagine LAURETH-4 (emulsionante / tensioattivo)
Immagine LAURETH-23 (emulsionante / tensioattivo)
Immagine POLOXAMER 407(emulsionante / tensioattivo)
Immagine PEG-9M (legante / stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
Immagine XANTHAN GUM (legante / stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
Immagine TEA-DODECYLBENZENESULFONATE (Tensioattivo)
Immagine DISODIUM EDTA(sequestrante / viscosizzante)
Immagine SODIUM BENZOATE(preservante)
Immagine PPG-12 (emolliente)
Immagine MAGNESIUM CHLORIDE(additivo)
Immagine MAGNESIUM NITRATE(additivo)
Immagine SYNTHETIC FLUORPHLOGOPITE (viscosizzante)
Immagine TIN OXIDE (opacizzante / viscosizzante)
ImmagineMETHYLCHLOROISOTHIAZOLINONE (Conservante)
ImmagineMETHYLISOTHIAZOLINONE (conservante)
Immagine ALPHA-ISOMETHYL IONONE (Allergene del profumo)
Immagine BUTYLPHENYL METHYLPROPIONAL (Allergene del profumo)
Immagine HEXYL CINNAMAL(Allergene del profumo)
Immagine LINALOOL (Allergene del profumo)
Immagine CI 77891 (colorante cosmetico)

Ed ecco finalmente lo SHAMPOO HERBAL ESSENCE (so che lo aspettavate hehe) ricco di silicone e perfino paraffina!!! Non fatevi fregare dalla scritta “herbal”, non è un cosmetico ecobio, e nemmeno naturale !!
Guardate l’INCI!!! Sls e Sles non tamponati dalla betaina, troppo troppo sale che secca i capelli, una bella botta di silicone, e poi se vogliamo continuare.. bruttissimi conservanti allergizzanti e ..orrore supermo: paraffina!!! Brrrr rabbrividisco!!!
 INCI Shampoo Herbal Essence lisci e glossy:
 Aqua / solvente
 Ammonium Laureth Sulfate / tensioattivo
 Ammonium Lauryl Sulfate / tensioattivo
 Sodium Chloride / viscosizzante
 Glycol Distearate / emolliente / emulsionante/ opacizzante / viscosizzante
 Dimethicone / antischiuma / emolliente
 Citric Acid / agente tampone / sequestrante
 Sodium Citrate / agente tampone / sequestrante
 Ammonium Xylenesulfonate / tensioattivo / viscosizzante
 Cocamide MEA / emulsionante / stabilizante emulsioni / tensioattivo / viscosizzante
Parfum / Frangrance
 Guar Hydroxypropyiltrimonium Chloride / antistatico / filmante / viscosizzante
 Sodium Benzoate / preservante
 Disodium EDTA / sequestrante / viscosizzant
 DMDM Hydantoin / conservante
 Tetrasodium EDTA / sequestrante
 Propylene Glycol / umettante / solvente
 Butylphenyl Methylpropional / allergene del profumo
 Hydrolyzed Silk / antistatico / umettante

 Mel / emolliente / umettante / additivo biologico

 Pyrus Pyrifolia Fruit Juice / vegetale
 Pyrus Bretschneideri Fruit Juice / vegetale
 Paraffinum Liquidum / antistatico / emolliente / solvente
 CI 17200 / colorante cosmetico
 Methylchloroisothiazolinone / conservante
 Methylisothiazolinone / conservante
 Potassium Sorbate / conservante 
Anche gli Shampoo Elvive sono ricchi di siliconi e tensioattivi aggressivi, ad esempio lo SHAMPOO ELVIVE liss-intense, un altro shampoo cosiddetto lisciante che dovrebbe lisciare i capelli ed eliminare l’ effetto crespo.
Purtroppo contiene silicone e tensioattivi troppo aggressivi per il cuoio capelluto che causanoforfora e prurito!!!
INCI  Shampoo Elvive liss-intense:
Aqua, sodium laureth sulfate, coco betaine, sodium chloride, CI 19140, CI 14700, cocamide mipa, sodium benzoate, sodium methylparaben, hydrolyzed silk, sodium cocoate, sodium hydroxide, ppg-5-ceteth-20, peg-55 propylene glycol oleate, peg-60 hydrogenated castor oil, ethylparaben, polyquaternium-10, salicylic acid, limonene, camelina sativa oil, camelina sativa seed oil, linalool, benzyl salycilate, benzyl alcohol, amodimethicone, propylene glycol, buthylphenyl methylpropional, citronellol, methyl cocate, bht, citric acid, laureth-5 carboxylic acid, hexyl cinnamal, amyl cinnamal, parfum.

INCI  Shampoo Elvive Volume Collagene:

AQUA (solvente)
Immagine SODIUM LAURETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine DISODIUM COCOAMPHODIACETATE (tensioattivo)
Immagine SODIUM CHLORIDE(viscosizzante)
Immagine GLYCOL DISTEARATE(emolliente / emulsionante / opacizzante / viscosizzante)
Immagine SODIUM LAURETH-8 SULFATE (tensioattivo)
Immagine COCAMIDE MIPA(emulsionante / stabilizzante emulsioni / tensioattivo / viscosizzante)
Immagine SODIUM BENZOATE(preservante)
Immagine SODIUM OLETH SULFATE(emulsionante)
Immagine HYDROXYPROPYL GUAR HYDROXYPROPYL TRIMONIUM CHLORIDE (antistatico)
Immagine SODIUM COCOATE(emulsionante / tensioattivo)
Immagine SODIUM HYDROXIDE(agente tampone / denaturante)
Immagine MAGNESIUM LAURETH-8 SULFATE (tensioattivo)
Immagine MAGNESIUM LAURETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine MAGNESIUM OLETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine POLYQUATERNIUM-30(antistatico / filmante)
Immagine SALICYLIC ACID(preservante)
Immagine SOLUBLE COLLAGEN(antistatico / filmante / umettante)
Immagine LIMONENE (allergene del profumo)
Immagine LINALOOL (allergene del profumo)
Immagine CARBOMER (stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
METHYL COCOATE(emolliente / condizionante cutaneo)
Immagine CITRIC ACID (agente tampone / sequestrante)
Immagine HEXYLENE GLYCOL(solvente / emulsionante / tensioattivo / condizionante cutaneo)
Immagine HEXYL CINNAMAL(allergene del profumo)

Ecco infine lo Shampoo Nivea …non potevo non nominarla tra i prodotti più odiati hehe 😉 Questo Shampoo ovviamente ha un INCI disastroso!!
Tensioattivi e PEG petrolchimici aggressivi e disseccanti, e la cosa peggiore è che dovrebbe essere destinato ai bambini, alla loro pelle delicata e sensibile… povere creature!! :-(
INCI Shampoo Baby Luce di seta:
 AQUA (solvente)
Immagine DECYL GLUCOSIDE(tensioattivo)
Immagine SODIUM MYRETH SULFATE(emulsionante / tensioattivo)
Immagine PEG-200 HYDROGENATED GLYCERYL PALMATE (emolliente)
Immagine PEG-80 SORBITAN LAURATE (tensioattivo)
Immagine PEG-90 GLYCERYL ISOSTEARATE (detergente)
Immagine DISODIUM PEG-5 LAURYLCITRATE SULFOSUCCINATE (emulsionante / idrotropo / tensioattivo)
Immagine POLYQUATERNIUM-10(antistatico / filmante)
Immagine CHAMOMILLA RECUTITA FLOWER EXTRACT (emolliente)
Immagine TILIA CORDATA EXTRACT(vegetale)
Immagine BISABOLOL (additivo)
Immagine LAURETH-2 (emulsionante / tensioattivo)
Immagine CITRIC ACID (agente tampone / sequestrante)
Immagine GLYCERIN (denaturante / umettante / solvente)
Immagine SODIUM LAURETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine PEG-40 HYDROGENATED CASTOR OIL (emulsionante / tensioattivo)
Immagine SODIUM BENZOATE(preservante)
Immagine PARFUM

Medicinali fai da te: Golden Milk

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Per evitare problemi degli schiavi delle multinazionali farmaceutiche (BIG PHARMADEVO necessariamente dire che quello state per leggere non sostituisce le cure di un medico o i relativi medicinali che potrà prescrivervi e che voi andrete ad acquistare. Si tratta solo di un PALLIATIVO

Detto questo, auguro una fistola gassosa anale a tutti i dirigenti delle multinazionali farmaceutiche.

Veniamo al nostro medicinale fai da te, il Golden Milk, appunto.

Come per la soluzione al diabete, anche questo medicinale l’ho testato su mio padre 87enne con risultati eccezionali.  
Se funziona a lui, funziona a tutti.

In questo caso parliamo di un rimedio contro infiammazioni generiche o muscolo-scheletriche, dolori, contro tosse e raffreddore, problemi batterici o virali alle vie respiratorie, depurazione del fegato, crampi mestruali, metabolismo, problemi digestivi, colesterolo, difese immunitarie.
Riguardo il suo uso come stimolatore sessuale non posso confermarlo.

Occorrente

Dobbiamo avere a disposizione alcuni elementi di base:

Un paio di vasetti di vetro: sono sufficienti quelli di almeno 250 gr.

Un frullatore ad alta velocità e lame d’acciaio: io uso il Bimby, ma ho visto che si può usare qualsiasi frullatore, l’importate è che abbia l’alta velocità, oppure ci mettete una vita.

Mandorle: diciamo che andrebbero bene circa 300 grammi pelate (devono essere bianche), ma ho visto che lavorando la pellicina vanno anche bene, anche se il Golden risulta più scuro. In versione con pellicina è più ricco di fibre.

Olio di mandorla ad uso alimentare: Costa un po’ ma dura parecchio. Sempre meglio che farvi una dose di cortisonici.

Curcuma 50 gr.: la trovate dal droghiere, oppure in rete. Io ho trovato una azienda siciliana che ha un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Miele: evitate quello del supermercato e trovatene qualcuno vicino casa. Forse costerà un po’ di più, ma è sicuramente più genuino.

Preparazione

Per le mandorle possiamo utilizzare sia quelle pelate che quelle con pellicina, l’importante è che siano biologiche. Se vogliamo pelarle è necessario metterle a bagno in acqua calda (non bollente) per 12 ore e poi procedeGolden-Milk-3-1280x768re nella pelatura.
Una volta spellate mettiamole in forno caldo a 170/180° per 7/8 minuti. Non dobbiamo abbrustolirle, solo seccarle un po’.
Tolte dal forno possiamo passarle nel frullatore. Tutto ad alta velocità per 30 secondi. Staccare dalle pareti il prodotto e rimetterlo sul fondo. Frullare per altri 30 secondi. Ripetere l’operazione fino a quando avremo come risultato una crema (burro di mandorla: si può usare al posto di quello vaccino, anche da spalmare sul pane dei ragazzi, come snack)
Riponiamo il burro di mandorla in un vasetto di vetro e lo chiudiamo, riponendolo in frigo.
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Prendiamo la curcuma e la misceliamo con 100 gr di acqua in un pentolino. Mettiamo a bollire a fuoco lento continuando sempre a mescolare fino ad ottenere una crema liquida. Anche questo lo mettiamo in un vasetto di vetro, riponendolo in frigo.

A questo punto abbiamo quattro contenitori: olio di mandorla ad uso alimentare, miele, vasetto di burro di mandorle, vasetto di crema di curcuma.

Posologia

Ogni mattina, appena svegli, riscaldiamo un po’ acqua (l’occorrente per un bicchiere), e ci mettiamo dentro un cucchiaino per ogni prodotto. Mescoliamo il tutto e lo beviamo. Ripetiamo questa operazione per una quarantina di giorni.

Fatto questo abbiamo evitato una montagna di medicinali. Credetemi.

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AVVERTENZE

Il preparato che otterrete non ha alcun tipo di controindicazioni, possono usarlo tutti a patto di essere moderati nel consumo di carni (non di produzione industriale e solo una volta al mese), di derivati animali (latte, uova, formaggi, ecc) (una volta alla settimana), non abusare con alcolici, non usare tabacchi industriali, non usare droghe pesanti, avere almeno 14 anni di età (per i più piccoli ci pensa madre natura con l’allattamento naturale).
(n.d.r. personalmente sono contrario all’uso della carne e del pesce nell’alimentazione umana, e preferisco evitare, per quanto possibile, l’uso dei derivati animali)

Costi indicativi

Secondo la mia esperienza personale i costi delle confezioni acquistate sono i seguenti

Miele biologico: 7,50 euro. Possiamo trovarne anche a meno prezzo, dipende dalla zona e dall’annata.

Olio di mandorle ad uso alimentare 8,50 euro. In rete potrete trovare diversi prezzi a secondo delle confezioni e dell’origine.

Mandorle dolci pelate biologiche 5,00 euro. Se acquistiamo mandorle con il guscio, da lavorare, riduciamo il costo di parecchio

Curcuma: 50 gr. 1,30 euro

In tutto sono 22,30 euro. Sembra caro, ma considerate che dura parecchio. Il rapporto prezzo/risultati è ineguagliabile.

TROIKA: i vostri risparmi di una vita

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Ognuno di noi, nella grande maggioranza dei casi e nei casi più fortunati, ha qualche piccolo tesoretto da parte per assicurarsi una sopravvivenza nei casi più nefasti di questa truffa chiamata Europa.

Se ricordate ci fu un caso, qualche decennio fa (9 luglio 1992), in cui un baldanzoso quanto irritante economista e ministro italiano, il tristemente famoso Giuliano Amato, dispose un prelievo forzoso sui conti correnti attivi del 6% per “interesse di straordinario rilievo”. Il particolare più sim(anti)patico fu la retroattività della norma, azione spudoratamente anticostituzionale. Naturalmente tutto questo con il plauso di tutta la cupola mafiosa residente sugli scranni. Il nostro vispo Giuliano Amato, con la successiva manovra “pazzesca” di 93.000.000.000.000 lire (leggasi 93mila miliardi di lire) intendeva porre rimedio al pauroso vuoto dovuto al debito pubblico (quel vuoto oggi è di circa 2200miliardi di euro pari a 4.259.794.000.000.000 (leggasi circa 4milioni di miliardi di lire). Un vero economista (per la tasca sua) il nostro Amato, vero? Aveva capito tutto e aveva realizzato il “suo” interesse”. Ad oggi il nostro simpatico stronzetto riceve una pensione e un vitalizio per un totale di circa 1000 euro al giorno (pari a circa 2milioni di lire al giorno….provate a spenderli!).

Dopo questi ricordi indimenticabili, veniamo ai nostri giorni, Avete presente la Grecia? Sapete cosa succede  Cipro? Bene, tra poco avremo anche noi da fare i conti con un prelievo forzoso e senza che potremo fare nulla. Magari sarà un piccola suppostina dolce che allieverà per qualche minuto il peso del debito pubblico, ma non servirà praticamente a nulla. Anche se ci prelevassero il 30% dei nostri averi, sarà come somministrare una aspirina ad un malato terminale di tumore celebrale. Al massimo servirà a deprimere ulteriormente i consumi, le persone inizieranno a non far girare più il denaro determinando un crollo verticale di tutto l’apparato economico. Affermava Churchill “Una Nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico.”

Cosa facciamo dei nostri soldi? Li lasciamo nelle banche come vergini sedicenni allo sbaraglio mentre stiamo per essere invasi dai barbari mongoli? Ormai la maggior parte delle proprietà immobiliari e mobiliari registrate (parlo della gente normale e non di coloro che hanno amici, amici degli amici, amici degli amici degli amici, nell’apparato statale. Quelli possono stare tranquilli fino a quando non arriverà la rivoluzione) hanno avuto la benedizione da Equitalia e non sono più a nostra disposizione. Non ci resta che trovare un riparo per i nostri risparmi. 

Sicuramente non ce li possiamo portare all’altro mondo, al massimo possiamo lasciarli ai nostri figli, se prima non ci mandano a fan@@lo andandosene da questa “merdaccia” di paese, parafrasando Fantozzi. Potremmo investirli? Si, ma come? Se acquistiamo appartamenti ci vengono pignorati da Equitalia, se acquistiamo polizze assicurative corriamo il rischio di vedercele deprezzate non appena accadrà l’inevitabile all’euro. Cosa fare?

Un suggerimento: riacquistiamo sovranità che ci sono state sottratte da questo stato assassino. Potremmo iniziare a prenderci in cooperativa un terreno, impiegare qualcuno dei nostri figli disoccupati e iniziare a produrre alimentari in proprio. Inizieremo ad avere la piena disponibilità di frutta, ortaggi, legumi, verdure senza importarle dalla Cambogia, o dal Burkina Faso. Potremmo mangiare ciò che abbiamo coltivato e l’interesse sul nostro denaro investito sarebbe di gran lunga superiore a quello spaventoso 1% che potrebbero darci le banche. Nel giro di pochi anni avremo risparmiato denaro abbastanza e ci saremo resi indipendenti e “sovrani” della nostra alimentazione. Potremmo creare una cooperativa per l’installazione di pannelli fotovoltaici e renderci indipendenti dalla rete elettrica. E perchè non creare una cooperativa che gestisca mezzi elettrici a disposizione dei soci della cooperativa? Ci pensate? Non dovremmo più acquistare frutta, verdura, ortaggi, forse nemmeno la farina (potremmo creare un mercato di scambio tra cooperative), non dovremmo più pagare bollette di luce, non dovremmo più pagare carburanti. 

Spegnete il televisore, chiamate il vostro vicino e iniziamo a parlarne. Naturalmente tutto questo potrebbe essere rielaborato con il confronto con altra gente. Potrebbe essere sviluppato e magari avere la soluzione a portata di mano entro brevissimo tempo. Non abbiamo bisogno di grandi somme, basterebbe poco per ciascuno e un po’ di cura nelle attività da svolgere.

Questa sarebbe la vera rivoluzione, una rivoluzione silenziosa, una rivoluzione pacifica, eppure con un fattore deterrente spaventoso. Un domino che spazzerebbe via il sistema bancario entro brevissimo tempo. Ritirare soldi dalle banche e iniziare a produrre beni (non merci, ma beni. Se non capite provate a guardare qualche filmato di Maurizio Pallante e poi ne riparliamo). Evitando accuratamente di fare circolare denaro (carta straccia) e facendo circolare idee mettendole in pratica)

Questo ed altro ancora è tutto frutto di militanza in Insorgenza Civile. Io ci credo, ma sono pronto a rimangiarmi tutto se riuscite a dimostrarmi il contrario.

Brigante Peuceta

Link:
Insorgenza Civile – Bari

GIULIANO AMATO

Decrescita Felice

«Ecco come far rimanere i nostri soldi e le nostre ricchezze al sud»

Manifestazione Casamassima (Ba)L’INTERVISTA: Abbaticchio: «Ecco come far rimanere i nostri soldi e le nostre ricchezze al sud»

11.7.2014
«Il Sud è fatto sopratutto di uomini che hanno voglia di riappropriarsi della propria terra», così Agostino Abbaticchio, coordinatore del progetto CompraSud parla della sua terra. Il Brigante Peuceta, come per anni si è fatto chiamare in rete, ha però messo in piedi un sistema di condivisione per creare un’economia equa solidale e sopratutto locale. «La mia idea di Sud si rifà a quella prima dell’invasione dei Piemontesi – spiega Abbaticchio, parlando del sud – Per onestà intellettuale bisogna dire che anche prima di loro i problemi al sud c’erano; con lotte sociali tra latifondisti e contadini e con la supremazia dei poteri forti. Tutte queste difficoltà però trovavano risposte in un piano risolutivo dei Borbone, che avrebbe certamente dato maggiori frutti rispetto a quelli attuali. Oggi ci ritroviamo con un sud che avrebbe moltissimo da rivedere, sia in termini sociali che operativi, con un mare di opportunità da potenziare. Basta fare un esempio per comprendere il mio discorso. Ci ritroviamo oggi a pagare per l’impianto Ilva sia per il disastro ambientale che per quello legato alla salute della gente. L’Ilva è il simbolo di scelte scellerate che hanno voluto violentare, abusare e opprimere il sud. Se consideriamo che l’impianto sorge su una delle zone naturalistiche più belle del nostro Paese, capiamo con poco quanto sia stato vano creare un’impresa capace di dare un reddito assistito per qualche anno e al contempo privarci di altri fonti economiche come il turismo. Solo oggi capiamo che l’Ilva non da niente e fa solo gli interessi del nord; anche parche le assunzioni non sono a vita visto che i mercati cambiano invece il nostro paesaggio e la nostra natura può regalarci reddito in eterno. Al contrario noi lo abbiamo distrutto per l’eternità con scarichi di veleni e occultamento di rifiuti». Una ricetta c’è sicuramente per questo meridione sempre messo in discussione anche Abbaticchio ha una sua formula. «Innanzitutto per risollevare il sistema – spiega Abbaticchio – bisogna abbattere il dualismo politico che ci imbevuto la testa di chiacchiere. Non più una destra o una sinistra ma un solo pensiero: “il bene del sud”. I sistemi di controllo ci impongono una doppia visione delle cose per creare disunione e dove la discordia abbonda è possibile far breccia con altri progetti che portano la firma di grandi magnati senza scrupoli, ad ogg ricchi solo grazie al sangue della povera gente. Bisogna pensare una volta tanto alla nostra terra e non ai partiti. Bisogna soprattutto capire che viviamo su una terra finita e non infinita e quindi non possiamo pensare solo ad un aumento di redditività ma alla qualità della vita. In quest’ottica dobbiamo recupera non il “ben avere” ma il benessere per non sentirci schivi del sistema ma protagonisti dei nostri tempi». Abbaticchio spiega come una semplice idea può darci tutto questo «Comprasud è una filosofia di vita – sottolinea Abbaticchio – In pratica significa acquistare, produrre e vivere a chilometro zero. Spesso per controbattono a questa mia filosofia con frasi del tipo “ma se il prodotto non può essere a chilometro zero… tipo il caffé?”, a queste persone rispondo – continua Abbaticchio – che ad oggi il cittadino ha la possibilità di cambiare lo stile di vita seguendo anche gli ideali e quindi si può optare o per un surrogato, e ritornando al Caffè può essere sostituto dall’orzo, oppure bisogna far attenzione al luogo dove avvengono le fasi produttive e quindi, continuando nell’esempio, anche lo stabilimento di torrefazione può essere un indicatore importante per creare rete a km 0. Inoltre nella nostra quotidiana scelta che ci vede spendere fior di quattrini per beni e servizi, bisogna anche tener conto delle aree geografiche particolarmente disagiate perché il sud non solo il meridione d’Italia. Può sembrare utopia ma vi garantisco che è solo una questione di abitudine e di gusti che vanno affinati con una politica educativa che faccia dei nostri prodotti delle eccellenze. È assurdo vedere i nostri ragazzi mangiare hamburger del Mc Donald’s e non i Torcinelli foggiani ad esempio. Entrambi portano a tavola parti meno nobili delle carni vaccine e bovine solo che nel primo caso facciamo oceaniche file alla cassa pur di acquistare un happy meal mentre nel secondo ci “schifiamo anche solo a sentir l’odore della brace”. Idem per la tanto osannata Nutella, che negli ultimi giorni è stata premiata con un francobollo dello Stato Italiano. Ebbene la stessa Nutella non è annoverata tra le aziende italiane ma bensì tra le multinazionali di famiglia con sede in Lussemburgo e nello stesso tempo si permette all’Ue di uccidere la pizza napoletana con decreti e disposizioni che ne variano il processo produttivo senza manco dedicargli un francobollo. Poi anche sul processo produttivo della Nutella c’è molto da dire visto che si utilizza per il confezionamento l’olio di palma, causa della distruzioni di milioni di ettari di foresta. Ma oltre a questioni legati agli ideali bisogna capire e far capire ai nostri conterranei che investire nel Comprasud significa investire nei propri figli senza spendere una lira. Per capirci meglio se inizio a mangiare zuccherando gli alimenti con il miele proveniente da un’azienda del mio paese è molto probabile che la stessa azienda incrementando la propria produzione possa assumere mio figlio o comunque un figlio di questa terra. Mangiare sud significa arricchire il sud. Guardate dietro alle etichette degli alimenti presenti nel vostro frigo e iniziate a dividerli in due panieri, uno con la scritta sud e uno con la scritta resto del mondo. Vi garantisco che troverete poco del nostro sud. Ormai anche la pasta, con il granaio d’Italia a due passi, proviene dall’Emilia o ancor peggio da qualche azienda più al nord. Come può un pastificio emiliano poter dar lavoro a vostro figlio qui al sud?. E purtroppo noi del sud siamo stracolmi di controsensi e mentre parlo di chilometro zero poi scopro dai giornali che durante la crisi della centrale del latte di Taranto gli stessi dipendenti hanno dichiarato di comprare latte prodotto altrove, tipo Parmalat. Siamo veramente assurdi certe volte».
Abbaticchio spiega poi come un cambiamento radicale del sud deve partire da noi stessi «L’arma più forte dei nostri avversari è la nostra ignoranza. Più siamo ignoranti e più siamo manipolati. Abbiamo un modo di agire spesso che si racchiude nelle parole “si tira a campà, finche va” e questa cosa avvantaggia altri territori e altre imprese. Ad esempio strumenti di sviluppo come il contratto di rete è stato utilizzato in minima parte. Su base nazionale solo è nato al 20% con non più di 1600 aziende. Questo non significa che il progetto non è idoneo per il mezzogiorno ma probabilmente che questa linea di agevolazioni non sono state studiate da commercialisti e consulenti che seguono le nostre imprese. Abbiamo quindi bisogno di maggiore attenzione alle misure messe in campo per l’imprenditoria cercando sempre di più di elevare la nostra professionalità. Il sud si deve identificare sotto un unico principio per dire basta alla cappa di una dittatura politica che non ci da la possibilità di svilupparci». In risposta Abbaticchio ha già ideato qualcosa di concreto. «Tra le iniziative tangibili c’è il Comprasud e tra le prime imprese messe in piedi c’è una sede fisica dove poter creare rete e comunicazione e dove promuoveremo le nostre campagne. Da qui partirà il Mercasud … una vetrina dove poter creare interazione, in un primo momento tra imprenditori e poi successivamente anche con la vendita ai cittadini con una sorta di Gas. Anche la scelta della location non è casuale. Difatti la sede è in Via Nizza, 85 a Bari, in un’area popolare per dare prime risposte a chi spesso a fine mese è costretto a fare i conti con problemi economici reali. A loro vogliamo proporre i nostri panieri made in sud dove far sposare la qualità e la convenienza insaporiti da un bel pizzico di identità meridionale.
E iSud ci sarà, a fianco di chi esce dal salotto e si muove verso il futuro di questo Sud potenzialmente grande, in tutto, in qualità umane e della vita. Potete contattare Agostino per informazioni chiedendogli amicizia qui su iSud o utilizzando il nostro modulo di contatto 

 

Andrea Gisoldi (i-sud.it)
#leintervistediisud #abbaticchio #comprasud #mercasud #economia #torcinello #nutella #lussemburgo

Democrazia rappresentativa e partecipativa

 

Alain de Benoist

Alain de Benoist (Saint-Symphorien, 11 dicembre 1943)

 

“Non limitiamoci a dire che tutto ciò che è nostro ha un valore; diciamo piuttosto, con forza e convinzione, che tutto ciò che ha valore è anche nostro”

Pochi autori nella seconda metà del XX secolo sono stati così discussi, odiati, incompresi, apprezzati, fraintesi dai propri critici come Alain De Benoist, intellettuale “atipico” e politicamente scorretto, scrittore poliedrico e saggista instancabile.
Alain de Benoist rappresenta una possibile evoluzione del pensatore libero da costrizioni ideologiche, che recupera i migliori ideali del XX° secolo per proiettarli in un possibile futuro.
Secondo i suoi lettori egli si pone in un area tipicamente destroide, pur abbracciando molti dei “dogmi del marxismo, ecologismo, multiculturismo (a tutela dell’identitarismo dei popoli), il socialismo, il federalismo comunitario, il paganesimo”. Visto con gli occhi del classico lobotomizzato, quanto politicizzato, italiota tele-dipendente il nostro scrittore de Benoist dovrebbe essere una specie di mostro a tre teste e ognuna diretta in direzioni diverse, una macedonia di panna, limone e formaggio. Se invece provassimo ad azzerare tutto quello che ci hanno detto fino ad ora, scopriamo in questa persona una possibile via d’uscita all’appiattimento politico o agli estremismi, che sono soggiogati al sistema in quanto divisi. Buona lettura


 

La democrazia rappresentativa, essenzialmente liberale e borghese, in cui i rappresentanti sono autorizzati attraverso le elezioni, a trasformare la volontà del popolo in atti di governo, costituisce attualmente il regime politico più diffuso nei paesi occidentali. Continua a leggere