Indipendenze e dipendenze

Forse vi sarete accorti che in questi tempi si fa un gran parlare di indipendenza. C’è chi la reclama come regione, chi come moglie o marito, chi come figlio, chi come condomino. Tutte le versioni possibili e immaginabili.
Sembra che la soluzione di ogni dramma (e voglio essere buono) sia quello di creare una indipendenza da qualcosa o da qualcuno. Questo mi ricorda molto un mio dramma personale, quando pensavo che un matrimonio avrebbe risolto i miei problemi, quando invece andai a sommare i miei problemi a quelli della mia (allora) consorte. Eppure tutti mi avevano assicurato che la condivisione avrebbe alleggerito il carico, mentre nella realtà non era così.
Dopo questa minuscola quanto inutile disgressione sui fatti miei torniamo sul tema principale: l’indipendenza.
A mio avviso, prima di poter chiedere l’indipendenza occorrerebbe riconoscere quali sono le “dipendenze”, cioè tutte quelle attività, funzioni, elementi necessari alla sopravvivenza, dopo l’avvenuto distacco ombelicale.
Il primo punto è l’energia. Parlo in generale senza puntualizzare circa le fonti: fossili, solari, eoliche, geotermiche, ecc. Senza l’energia dubito fortemente che una qualsiasi forma vivente possa chiedere l’indipendenza (vi ricordo che sto parlando in generale, senza voler trascendere negli argomenti politici). Se una regione o una persona, o gruppo di persone, desidera rendersi indipendente dovrebbe innanzitutto considerare come approvvigionarsi di energia. Senza questo elemento vitale penso che l’indipendenza sarebbe solo fittizia, in quanto basterebbe che qualcuno tagli le risorse e si diventerebbe più schiavi di prima.
Passo velocemente al secondo punto: le comunicazioni. Al giorno d’oggi è diventata essenziale la conoscenza e con essa la comunicazione. Pensate a cosa accadrebbe ad una comunità (o individuo) non in grado di comunicare con altri. Sarebbe praticamente destinato ad estinguersi. Giusto per esempio voglio ricordarvi cosa è accaduto sulle isole di Pasqua, dove la popolazione è stata impossibilitata a navigare (non c’erano più alberi per costruire piroghe) e non potendo “comunicare” con le isole circostanti furono destinati all’estinzione. Noi non usiamo piroghe, ma cellulari che ogni giorno trasmettono ordini, immagini, comunicazioni, GPS, ecc. Certo che basterebbe una normale linea telefonica analogica per parlare con l’altra parte del mondo. Ma i nostri viziatelli non riescono nemmeno più ad andare al cesso senza il telefonino al seguito (anzi sembrerebbe che sia la condizione più ambita dalla popolazione lobotomizzata). Nella nostra scala di valori di dipendenza possiamo considerare la comunicazione direttamente dipendente dall’energia.
Benissimo: abbiamo luce e telefono….ci manca l’acqua.
In questo caso si parla di sovranità idrica (anche le altre due dipendenze sono delle sovranità, che dovrebbero essere gestite dal popolo o dai suoi rappresentanti legalmente eletti). Se un individuo ha la possibilità di approvvigionarsi di acqua senza dover pagare balzello, in maniera automatica, ha raggiunto anche la sovranità alimentare. Può coltivare e produrre alimenti in maniera autonoma, addomesticando il territorio alle sue necessità. Bello vero? Ogni mattina una persona si sveglia, va nella campagna e si approvvigiona di acqua e di alimenti, di cosa altro potrebbe avere bisogno? La moneta, certo! La moneta intesa come strumento di misura dell’impegno profuso da parte di ognuno di noi nella realizzazione di un lavoro fisico e/o mentale. Parliamo di strumento di misura e non di un valore. Il valore, invece, viene assegnato dalle banche (private) emissarie di moneta che prestano agli gnocchi e si fanno pagare interessi attraverso il debito pubblico.
Se una persona, un gruppo di persone, una regione detiene il controllo del proprio denaro ha praticamente tutto.  E non fatemi la solita predicozza degli studi di economia e finanza che dicono che le banche sono necessarie, altrimenti oltre a sfasciarvi quel maledetto cervello bacato e lobotomizzato, rischiate di provare l’ira del sottoscritto anche in regioni pubiche anteriori e posteriori.
Potrei considerare una moneta aurea o semplicemente una moneta cartacea emessa direttamente dallo Stato per bilanciare le attività.
Possiamo dire di avere tutto: energia, acqua, alimenti (anche sanità, visto che una alimentazione sana allontana le case farmaceutiche), moneta.
Gli ultimi due elementi che caratterizzano degnamente una indipendenza sono la territorialità, cioè il suolo o la zona dove una persona può fare quello che vuole senza che nessuno possa dare fastidio (immaginate la vostra sala da bagno!!!) e, last but not the least (dulcis in fundo), parliamo  di etica o coscienza o educazione o come preferite chiamarla voi. Quel rispetto, quella condizione di vivibilità, di partecipazione, di empatia che lega una persona ad un’altra. Questo ultimo elemento in ordine temporale dovrebbe precedere tutti gli altri, altrimenti il processo di indipendenza è nullo.
Vi immaginate un gruppo di persone che richiede l’indipendenza, in cui ognuno si fa i cazzi propri? Ognuno pensa al suo orticello? Ognuno pensa ai suoi interessi? Ognuno vuole il suo pezzo di storia da gestire?
Ebbene è questo che accade ancora oggi in tutti i gruppi meridionalisti: ognuno pensa ai cazzi propri e nessuno, dico nessuno, ha ancora pensato ad unire il tutto. Chi predilige il Re, chi la Chiesa, chi l’Anarchia, chi la Federazione, chi vorrebbe andarsene con gli spagnoli, chi con i catalani, chi con i russi, chi con i massoni (quelli buoni!!! Sic!!). Nessuno ha ancora deciso di aderire ad un altro gruppo fondendo il tutto. Anzi, ogni giorno che passa ognuno pensa a fottere il suo simile: ti rubo l’idea, ti rubo l’evento, ti rubo l’idea del libro, ti rubo la visibilità. Con queste cazzate il meridionalismo non va da nessuna parte.
Avremmo bisogno, prima di tutto, di creare una figura di Stato innovativa attingendo alle varie correnti filosofiche recenti o antiche. Marx, Hegel, Montesquieu, e tanti altri hanno elaborato filosofie economiche e politiche di quanto si usavano i cavalli e i piccioni viaggiatori. Qualcosa è cambiato nel mondo e, mentre i governanti mondiali utilizzano tecnologie e accordi di cui minimamente abbiamo idea, il popolino resta a guardare la televisione e farsi seghe mentali. Abbiamo la necessità di una nuova forma di governo che privilegi l’umanità e non la maggioranza, il sapere e non le leggi.
Siamo vittime di aberrazioni inumane da parte di uno Stato ormai succube della finanza mondiale. Manovrano le nostre emozioni, le nostre paure, le nostre ambizioni condizionando il nostro futuro.
Abbiate la forza, il coraggio, la lealtà di fare un passo indietro e cercare una soluzione comune che guardi l’economia nel giusto verso (oikos= casa + nomos= legge: cioè la salvaguardia del territorio) e su questa far nascere un nuovo credo a cui aderire senza stare a discutere. Dobbiamo farlo per i nostri figli e dobbiamo farlo subito. Secondo molti studiosi la razza umana si estinguerà nei prossimi cento o duecento anni…forse ci è rimasta una speranza.
Buona vita a tutti

Annunci

10 ragioni per il NO

  1. Il Senato non viene abolito: viene eliminato il voto dei cittadini. A eleggere i senatori saranno i consiglieri regionali, nonostante la Costituzione sancisca all’art. 1 che «la sovranità appartiene al popolo».
  2. Il nuovo Senato sarà composto da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica per 7 anni. Così diventa, in sostanza, un “dopolavoro” per sindaci e consiglieri regionali, gli stessi degli scandali degli anni passati, che godranno di immunità parlamentare.
    Non voglio nemmeno immaginare il banchetto per le mafie.
  3. Il numero di deputati rimarrà di 630, lasciando così una Camera pletorica con le stesse altissime indennità.
  4. Le competenze del Senato resteranno numerose, su diverse materie e molto gravose: come faranno sindaci e consiglieri regionali a coniugare mandato territoriale e mandato senatoriale?
  5. La tanto ventilata semplificazione è in realtà un miraggio: aumenteranno le procedure legislative e la divisione per materie causerà conflitti di attribuzione.
  6. Si crea una sproporzione totale rispetto alla Camera, assolutamente priva di senso: avremo 100 senatori da una parte e 630 deputati dall’altra. I primi eleggeranno due giudici costituzionali, i secondi solo tre, per fare un esempio.
  7. Il Senato non costituirà un contropotere esterno rispetto alla Camera, non avendo particolari poteri di inchiesta e controllo. Non sono previsti neppure contropoteri interni alla Camera.
  8. Grazie all’Italicum, che garantisce 340 seggi alla Camera a prescindere dai voti ottenuti, si andrà verso un “premierato assoluto” dato che solamente la Camera darà la fiducia.
  9. La riforma restringe le possibilità di partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche.
  10. La riduzione dei costi è minima, nemmeno paragonabile a quanto si otterrebbe dal dimezzamento di deputati e senatori, dato che i nuovi senatori godranno comunque di rimborsi e diarie.

da qui

Una personalissima domanda ai  politici, in particolare piddini, ma non vi fate un po’ schifo quando vi guardate nello specchio la mattina?

Flavio ci ha lasciati

L’otto marzo 2016 io con i miei familiari ed i miei amici abbiamo commemorato il trigesimo della dipartita di mio fratello Flavio. Lo abbiamo fatto nella chiesa di San Leone Magno a Bitonto (Ba). Per l’occasione ho chiesto di poter leggere un mio pensiero sulla morte di Flavio ai miei amici che sono intervenuti alla funzione religiosa.
Quello che ho scritto non l’ho corretto, purtroppo le lacrime e la commozione mi ha portato a molte pause e talvolta a ripetizioni, con alcuni errori di sintassi. Ma ho preferito lasciarlo così com’era: non dovevo fare il compitino di scuola, dovevo solo riportare quello che mi passava per la testa. Per molti saranno incomprensibili alcuni tratti del mio scritto, ma chi conosce la vera storia di Flavio capirà sicuramente quello che ho voluto dire.

Giusto per essere chiari considerate che io e tutta la mia famiglia non abbiamo potuto assistere mio fratello negli ultimi anni della sua vita e ci è stata preclusa anche la possibilità di poter assistere al suo funerale e alle sue esequie. L’ultima volta che ho visto mio fratello è stato prima del Natale 2014. Era su una sedia a rotelle e l’ho lasciato baciandolo sulla fronte.

 
Buona sera e grazie per essere venuti a testimoniare la vostra vicinanza al dolore che ha colpito la famiglia Abbaticchio. Ringrazio anche Padre Guarino per avermi dato la possibilità di riunirci in questo luogo.

Con questa cerimonia suggelliamo il triste evento della dipartita terrena di Flavio.

Il dolore che ha colpito tutti noi, che ha ferito gli animi di noi familiari, ha assunto un valore particolare soprattutto per i nostri genitori. La sera in cui si sono svolti i funerali abbiamo trascorso il momento nella nostra casa paterna a pregare e a ricordare la figura di Flavio. Dopo il momento di sgomento abbiamo realizzato che Flavio aveva raggiunto  la sua vera essenza e questo ci rendeva coscienti e tranquillizzava i nostri animi. Finalmente, dopo che Flavio era stato strappato alla vita prima dagli uomini e poi dalla malattia che lo aveva colpito, ormai era libero. Flavio era tornato ad essere lo spirito libero che era sempre stato, con il suo sorriso, la sua giovialitá, la sua empatia.

Ci sono stati momenti importanti nella vita di Flavio che solo un fratello, una sorella, una madre o un padre possono sapere e capire. La morte terrena di Flavio solo un genitore può capirla, solo un fratello o una sorella può capirla e nessuno può assumersi l’onore o l’ónere di farsi testimone di questo dolore. Nessuno può assumersi l’incarico di sostituirsi ad un familiare. Fino ai miei quindici anni io e Flavio abbiamo dormito nello stesso letto, abbiamo condiviso sonno e sogni. Ogni sera ci siamo sempre raccontati le nostre giornate. La sua vita è stata sempre intrecciata a quella mia e di mia sorella. I nostri pensieri si sono sempre intarsiati tra di loro e non abbiamo mai pensato che un giorno si potesse sgranare tutto questo e sciogliere questo legame. Flavio ci è stato portato via dagli uomini e ci é stato restituito dalla morte. Sembra un ossimoro, ma é così. Coloro che lo hanno portato via da noi lo hanno fatto tutti per lo stesso motivo. Prima la giustizia umana e poi l’ingiustizia sempre umana. Forse vi sembrerà ardito quello che sto per dirvi, ma penso che Flavio, a causa del suo carattere ingenuo, la sua voglia di creare stabilità, armonia, il suo sentimento di pace, si sia lasciato coinvolgere da disegni criminosi che nulla avevano a che fare con lui. Proprio ieri ho avuto notizia che tutto quello che ha causato la rovina della nostra famiglia e, credo, sia stata la causa della morte di Flavio è stato tutto annullato da un colpo di spugna, come se nulla fosse accaduto. La beffa oltre il danno. In questo mondo fatto da una giustizia umana che va contro la giustizia cristiana, Flavio è stato l’agnello sacrificale immolato per salvare l’immagine di una società ormai disgregata. La giustizia umana che ha decretato la condanna di Flavio è un esempio di come questa giustizia sia contro l’essere umano. Cosa predicava Gesù Cristo? cosa predicava San Francesco? Quali sono stati gli esempi di Madre Teresa di Calcutta? Consideriamo invece quali sono i canoni della giustizia italiana? Derivata dalla giustizia romana, quella imperialista, la stessa giustizia che aveva studiato e professato Sant’Agostino prima di abiurarla per abbracciare la cristianità e diventare dottore della Chiesa. Flavio si preoccupava di chi era in difficoltà , era amico di tutti, era giusto con tutti a costo di sembrare duro. Flavio era l’esempio di una cristianità nuova, moderna al passo con i tempi. Proprio per questo è stato spogliato di tutti i suoi averi, di tutti i suoi sogni, é stato strappato ai suoi familiari con il ricatto vergognoso sul suo figlio, infine é stato crocifisso nella sua malattia. Ha pagato ampiamente qualsiasi peccato possa aver commesso, mentre coloro che sono stati la causa del suo peccato adesso si travestono di dolore mentre si giovano del bene che ha creato.

Non fermiamoci alle apparenze, non crediamo alle parole, ma cerchiamo di guardare in fondo al cuore. Nessuno potrà capire il dolore mio, di mia sorella, di mio padre e di mia madre. Nessuno puó arrogarsi il diritto di sostituirsi a noi, perché solo noi sappiamo veramente chi è Flavio. Non permettiamo a nessuno di assumere incarichi non dovuti. Noi siamo i suoi familiari e nessuno potrà cancellare questo legame, nemmeno con inganni e sotterfugi. Adesso tutta la mia famiglia è serena, perché la morte terrena ha liberato finalmente Flavio. Ora la sua anima è libera, proprio come quando era vicino a noi, quando era libero di sorridere, scherzare, aiutare, parlare, confidarsi, condividere. Quando usciremo da questo luogo avremo finalmente Flavio per sempre con noi. La sua presenza finalmente sarà costante e rassicurante.

Basterà guardare il suo sorriso per essere sicuri che lui sarà sempre pronto ad aiutarci e a sostenerci come faceva quando era in vita.

Auguro a tutti di poter riuscire a scoprire tutto quello che è stato, al di là della sua figura esteriore. Quando capirete cosa era Flavio, Flavio diventerà presente in ogni vostra giornata. Avrete la sicurezza che appena girato l’angolo lo ritroverete con il suo solito sorriso e la sua battuta pronta.

Buona serata a tutti e grazie ancora.

img001

Agostino e Flavio Abbaticchio

I nostri amici di viaggio

La favola della rana e dello scorpione

scorpion-and-frog1.jpg
Nella favola, lo scorpione chiede a una rana di lasciarlo salire sulla schiena e di trasportarlo sull’altra sponda di un fiume. In un primo momento la rana si rifiuta, temendo di essere punta durante il viaggio; tuttavia, lo scorpione argomenta in modo convincente sull’infondatezza del timore: in un caso del genere, infatti, anche lui cadrebbe nel fiume e, non sapendo nuotare, morirebbe insieme alla rana.
Così la rana accetta e inizia a trasportarlo, ma a metà strada lo scorpione effettivamente punge la rana. Quando la rana sente la puntura, che condanna entrambi alla morte, chiede allo scorpione il perché del suo gesto insano e lo scorpione risponde: “È la mia natura”.

(liberamente tratto da Panchatantra, una raccolta di favole di animali risalenti all’India del III secolo a.C.)

Quando scegliamo gli amici di viaggio

Cosa può determinare la caduta di un leader? Amici di viaggio non adeguati!

Che dire delle persone che hai provato a gestire, ragionando in modo win win, mettendoti in discussione, ma che ancora non cambiano e che ti rendono la vita difficile?

Beh…la cosa funziona così…o tu riesci ad influenzare loro, oppure loro influenzeranno te. Non c’è alternativa. Devi però sapere anche che ci sono delle persone che non cambieranno mai. E se non sei in grado di riconoscerle, renderanno la tua vita miserabile.

Fai bene attenzione perché quanto ti sto per dire è della massima importanza.

LE PERSONE NOCIVE

Le persone nocive agiscono come quei grandi pini sotto i quali qualsiasi pianta ha difficoltà a crescere e, se anche ci riesce, cresce rachitica o con grandi stenti. L’associazione con questo tipo di persone comporta grandi difficoltà e sicuramente una grande quantità di stress. Ogni volta che ti associ a loro tendi a peggiorare. Tutte le volte in cui nella mia vita mi sono associato con persone del genere, dopo un po’ di tempo, inspiegabilmente, le cose iniziavano ad andarmi male. Io stesso facevo errori stupidi e, più passava il tempo, meno avevo fiducia in me stesso.

LE PERSONE NEGATIVE

Esistono persone che si concentrano primariamente sui lati negativi di coloro che hanno intorno. Hai mai avuto a che fare con qualcuno che, qualunque cosa tu facessi, ci trovava dei difetti? O che era sempre pronto a indicarti tutto quello che facevi male, senza essere altrettanto pronto a riconoscere tutto ciò che facevi bene? Spesso sono persone che vedono i propri simili come potenziali nemici, piuttosto che come amici. Questo atteggiamento a volte deriva da grandi fregature o sconfitte che hanno subito nel passato oppure dall’essere rimaste a loro volta associate per lungo tempo con una persona negativa. Avere a che fare per molto tempo con una persona del genere è frustrante, perché ti svuota, ti demotiva, ti rende incerto riguardo alle tue vere capacità.

LE PERSONE CON SCARSO SENSO ETICO

Queste sono persone che spesso o volentieri sono coinvolte in attività non etiche. Tradiscono o rubano o truffano. Le persone con uno scarso senso etico sono pessimi amici di viaggio. Proprio perché tradiscono il coniuge o mentono, stai pur tranquillo che prima o poi mentiranno anche a te. Ma il fatto che mentiranno anche a te è il meno. Alla lunga, continuando a frequentarle, tu stesso sperimenterai un peggioramento del tuo senso etico e la tua vita comincerà ad ingarbugliarsi.

LE PERSONE CHE NON SI METTONO IN DISCUSSIONE

Mettersi costantemente in discussione è una grande caratteristica della persona di successo. Con il mondo che cambia velocemente, con il tuo progetto o la tua impresa che cresce, la capacità di correggere se stessi è fondamentale. Stai attento a chi non lo fa, perché prima o poi, avendo a che fare con loro, la loro riluttanza a mettersi in discussione ti farà pensare “che forse il problema sei tu”. E quando arrivi a pensare quello, ti devasteranno.

LE PERSONE CHE NON CREDONO IN TE

Per avere successo devi avere vicino degli amici che credono in te. Le persone che non credono in te non sono buoni amici, perché metteranno in luce tutte le tue lacune e le amplificheranno. Circondati di persone capaci e che credano in te.

 

IN PRATICA

Quando hai a che fare con persone delle cinque tipologie che ti ho appena descritto, attiva l’anti virus e fai molta attenzione! Se dovessi avere persone nel tuo ambiente con le caratteristiche di cui sopra devi intraprendere rapidamente delle azioni correttive. Altrimenti, così come il computer che, infettato da un virus, inizia a mandare e-mail infette a tutta la lista di indirizzi, comincerai a tua volta a utilizzare quelle stesse caratteristiche con le persone che interagiscono con te.

Non aggredirle, non andarci in scontro, non elencare tutti i difetti che hanno, rimani una bella persona. Prova a metterti in discussione tu, prova a cambiare il tuo atteggiamento. Guarda sinceramente se c’è qualcosa che stai facendo tu che non è ottimale nei loro confronti.

Poi prova a influenzarle facendo leva sui loro lati positivi. Se non le influenzi, sai già come andrà a finire, tu stesso regredirai e tornerai a commettere le stesse azioni negative che abbiamo gestito durante la quinta regola.

Dopo aver provato un certo numero di volte, se vedi che non c’è stato nessun miglioramento o nessun miglioramento apprezzabile, devi sapere che se continui a frequentarle assiduamente te ne tornerai nell’invisibilità, ma non solo.

Frequentando le persone nocive si arriva un po’ alla volta a credere che tutta l’umanità sia composta di persone simili. Non è vero. Là fuori ci sono anche tante persone positive che sono contente se hai successo, che vogliono aiutare gli altri e che cercano di mettere in luce il bello e il positivo, piuttosto che il tetro e il cupo.

I compagni che scegli determineranno il tuo destino.

Se vuoi volare con le aquile, devi smetterla di frequentare i tacchini, e soprattutto… i cacciatori.

 (fonte Paolo Ruggeri)

E Bitonto ritrova se stessa.

Buon 2016.
Il primo articolo di questo blog si apre con una notizia che, fino a qualche anno fa, non sarebbe potuta apparire nemmeno delle fantasie di ubriachi cocainomani, ebbri di funghi e visioni mistiche. Stiamo parlando della “rivoluzione culturale” che ha colpito la mia cittadina natìa: Bitonto. A pochi chilometri a nord di Bari, sul primo gradino della Murgia Barese, patria degli antichi Peuceti (o Peucezi), si ritrova a fare il bilancio di un 2015 veramente eccezionale, culminato con il CapoDanze, festival della cultura popolare, alla sua diciassettesima edizione, a cura dell’associazione culturale dauna Folkarte. In questa edizione gruppi di musica popolare provenienti da Francia, Romania, Toscana, Puglia, Veneto e Campania si esibiscono nelle loro migliori performance per diffondere il loro messaggio di pace, di cultura e di socialità.

Questo è il filmato di presentazione dell’evento

L’Amministrazione Comunale, guidata dal Sindaco, Dott. Michele Abbaticchio, con la preziosa assistenza dell’Assessore al Marketing Territoriale, Dott. Rino Mangini, ha saputo coordinare una splendida annata fatta di eventi di successo che si sono svolti durante tutto l’anno.

Il filmato del 31 dicembre 2015, realizzato in piazza Cattedrale da Mimmo Latilla, parla chiaro.


 

Dal canto mio non posso che essere felice di constatare che l’appello rivolto alla comunità bitontina, nel corso delle elezioni amministrative del 2012 alla riscoperta delle proprie origini, del proprio senso di socialità e di convivenza, hanno avuto effetto. “Dobbiamo diventare tutti briganti, dobbiamo essere noi i difensori della nostra terra, della nostra storia, delle nostre tradizioni, della nostra cultura. Il brigante non usa armi, ma usa la caparbietà per ottenere il rispetto della sua essenza”: questo l’appello rivolto alla gente nel corso dell’ultima competizione elettorale dal sottoscritto.
Auspicavo una presa di coscienza da parte dei cittadini, la voglia di riscatto, di rispetto del proprio ambiente naturale. Desideravo vedere persone che gioivano a sentir parlare la propria lingua locale, le proprie canzoni, gli aneddoti, riscoprire i luoghi, i monumenti, i personaggi. Nessuno si sarebbe dovuto vergognare di dire “io sono di Bitonto“. Affermare le proprie origini deve essere il primo baluardo da difendere in ogni occasione, perchè sulle proprie origini si costruisce il futuro. Se non hai coscienza del tuo passato, non avrai mai le prospettive di progresso.

E’ stato un anno memorabile il 2015 per la comunità bitontina, ma non è che un punto di partenza. Il Bitonto Blues Festival, il Beat Onto Jazz, il Traetta Opera Festival, ma anche altre manifestazioni legate ai musei (ce ne sono ben tre:la Galleria Nazionale della Puglia “Devanna”, il Museo Archeologico De Palo e il Museo Diocesano, oltre al Torrione Angioino e una quarantina di dimore storiche, certificate dall’A.D.S.I.), eventi culturali legati alla letteratura, alla poesia, allo spettacolo.
L’arrivo a Bitonto del Commissariato del Ministero della Difesa Austriaco, consigliere dell’ordine della Croce Nera Austriaca, per commemorare i caduti austriaci nella Battaglia del 1734, rappresenta una ulteriore conferma della vocazione internazionale raggiunta da questa cittadina.

CapoDanze possiamo considerarlo come la ciliegina sulla torta, a coronamento di un lavoro di cesellatura pignolo e incessante.
A questo evento di fine anno si sono coordinati oltre 250 operatori, di cui provo a nominarne almeno i più importanti:

Musicisti, gruppi e insegnanti partecipanti:
DUO ABSYNTE (Francia) bal folk
ERIC THEZE’ (Francia) bal folk
DUO A. SANGINETO –S. BALDAN (Veneto) bal folk
TREQUARTI (Napoli) bal folk

OFFICINA ZOE’ (Salento) pizziche
CANTORI DI CARPINO (Gargano) tarantelle
MALARAZZA (Salento) pizziche
TERRAEMARES (Campania) tammurriate
RAFFAELE INSERRA E ‘A VOCE STESA (tammurriate)
SCUOLA DI TARANTELLA (Montemarano) tarant. montemaranese
TARANTELLA NON STOP (Caulonia –Calabria) tarantelle calabresi
FOLKEMIGRA (Bitonto –BA) danze del sud
RE PAMBANELLE (Bitonto –BA) danze del sud

CORSI DI DANZE
DANIEL SANDU (Romania- Olanda) danze gipsy e rumene (28-30 dic.)
NOEMI BASSANI (Varese) danze internazionali (28-30 dic.)
ERIC THEZE’ (Francia) danze impari (29 dic.-1 gen.)
CLAUDIO CESARONI (Firenze) varianti di bourrèes e irlandesi (28 dic. -1 gen.)
CIRO TROISE (Roma) Varianti di scottish e mazurche francesi (28-31 dic.)
ADRIANO SANGINETO e STEFANO BALDAN (congò e rondò) (31 dic.-1 gen.)
MARYAM RAQQAS (Bari) danze egiziane (29-30 dic.)
GIOVANNI MAURO (Salerno) tammurriata dell’Agro (29 dic.)
HIRAM SALSANO e CATELLO GARGIULO (Campania) tammurriata di Pimonte (30-31 dic.)
OFFICINA ZOE’ (Salento) danza, canto e tamburello (31-dic)
FLORIANA GUIDA (Salento) pizzica (29 dic. 1 gen.)
NICOLINO GENTILE (Carpino) canto e danza
FABIO CHIERA (Calabria) tarant. calabrese Basso Jonio (1 gen.)
ROBERTO D’AGNESE (Montemarano –AV) tarant. Montemaranese (31 dic.)

CORSI DI STRUMENTO E PERCUSSIONI
AURELIEN CLARAMBAUX (Francia) organetto
FABIO CHIERA (Calabria) organetto
RAFFAELLE INSERRA (Tammorra)
LIVIO GRECO (Tamburello)
( Fonte web: www.zingaria.com)

Inutile dire che tutte le strutture turistiche hanno registrato il “tutto esaurito”, con somma soddisfazione degli stessi operatori.


Avete bisogno di ulteriori conferme? Non penso!
Riscoprire le proprie origini fa bene a tutti. Sapere chi siamo stati è lo stimolo principale per poter decidere il proprio futuro, il proprio cammino di crescita.
Bitonto è sulla buona strada: ha ritrovato se stessa.

Auguri di un felice 2016

Expo, primo bilancio (senza retorica)

Atroce epilogo di un fallimento premeditato dove chi ci ha guadagnato, come al solito, sono state le multinazionali. Chi pagherà di danni per questo ennesimo furto perpetrato ai cittadini?

1430148403678_2euroEXPO1

Nuovo conio della BCE per il fallimento dell’EXPO2015

Alla fin della fiera l’obiettivo è stato raggiunto, alla faccia di gufi e disfattisti: Expo chiude i battenti con oltre 20 milioni di ingressi. Un trionfo, almeno per il commissario Sala, che ha la strada spianata per Palazzo Marino, per il governo Renzi e la sua retorica dell’Italia che funziona, e per il gigantesco apparato mediatico mobilitato fin dall’inizio, a suon di milioni, in una delle più straordinarie operazioni di propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica che si ricordino. Restano però in sospeso due domande: i numeri testimoniano un successo? E, soprattutto, alla fine chi paga?

_____________________________________
Il successo di un grande “camouflage”
Se al di là della fanfara celebrativa si guardano i fatti, l’Expo universale di Milano ha registrato ingressi contenuti, chiude con un disastroso buco di bilancio, non ha rilanciato l’economia e lascia dietro di sé uno strascico di problemi irrisolti.
Quello milanese è stato il peggior Expo degli ultimi 50 anni. Tolti i quasi 14 mila addetti che ogni giorno si sono avvicendati nel sito, su cui i comunicati di Expo sorvolano, e la ridicola mistificazione per cui si considerano le code da sfinimento un indice di successo e non di disorganizzazione, l’esposizione milanese chiude con 18 milioni di visitatori. È la stessa cifra registrata dall’Expo di Hannover 2000, ricordato come “il flop del millennio”. Per fare peggio di così bisogna andare all’Expo di Seattle del 1962, con 9 milioni di visite. Ma il problema non è quello del flusso di visitatori. È che per evitare un flop colossale, il management dell’Expo ha spinto sui numeri dei tornelli a scapito del conto economico, che già partiva appesantito da malaffare, clientelismi, inefficienze.
 _____________________________________
La festa coi soldi degli altri
Il risultato è che la manifestazione peserà sui contribuenti per più di un miliardo di euro. Expo è costata, finora, 2,4 miliardi di euro: 1,3 miliardi per la costruzione del sito; 960 milioni per la gestione dell’evento (840 milioni secondo Expo, ma è un conteggio basato su magheggi contabili già censurati dalla Corte dei conti) e 160 per l’acquisto dei terreni, pagati – giusto per ricordare come è partita l’operazione – dieci volte il prezzo di mercato.
I dati sulla spesa sono provvisori, visto che sono in corso i contenziosi per gli extracosti chiesti da tutte le principali imprese che hanno lavorato sul sito: solo per il Padiglione Italia, prima trattativa conclusa, ammontano a 29 milioni. Ed è di questi giorni la notizia che per la bonifica dell’area, rivelatasi gravemente inquinata solo dopo che era stata comprata a peso d’oro, c’è un conto da 72 milioni. La faccenda ha dato l’avvio a un tragicomico balletto in cui Expo spa, Arexpo (proprietaria dei terreni) e gli ex proprietari (tra cui la Fondazione Fiera Milano, che però è anche socia di Arexpo) si rimpallano le responsabilità, in uno scaricabarile in cui non è difficile immaginare su chi ricadranno, ancora una volta, i costi.
 _____________________________________
Storia di una voragine finanziaria
I costi di gestione dell’Expo si sarebbero dovuti pareggiare, secondo le dichiarazioni di Sala, con i ricavi da biglietti più quelli da sponsorizzazioni, royalties e via dicendo. Il pareggio si sarebbe raggiunto vendendo 24 milioni di biglietti a un prezzo medio di 22 euro e ricavando circa 300 milioni dalle altre voci. Visti gli scarsi afflussi iniziali, tali che la società si è rifiutata per i primi tre mesi di fornire dati, in estate è stato offerto al volo un nuovo conteggio: sarebbero bastati 20 milioni di biglietti a 19 euro di costo medio; il resto lo avrebbero fatto i ricavi diversi, aumentati chissà come. Già così, si sarebbe chiuso con un deficit di gestione da 200 milioni di euro.
Il problema è che per arrivare ai 20 milioni di ingressi promessi, con annessi titoloni di giornali, si è messa in campo una politica di omaggi e prezzi stracciati. Sconti da saldo alle scolaresche, praticamente precettate dal ministero, ai dipendenti delle aziende sponsor, alle parrocchie, alle coop, agli ordini professionali e a qualsiasi organizzazione che potesse portare a Rho flussi consistenti. Biglietti a 5 euro dopo le 18, ingressi regalati ai pensionati, ai titolari di bassi redditi, a chi parcheggiava per la visita serale nelle aree di sosta del sito. Il rivenditore ufficiale della manifestazione nelle ultime settimane faceva il 70 per cento di sconto.
Expo, pur sollecitata da questo giornale, non fornisce alcun dato sul prezzo medio di vendita: ma non ci vuol molto a capire che sarà molto inferiore alla soglia di 19 euro. Vale a dire che il deficit di gestione sarà ben maggiore dei 200 milioni previsti.
 _____________________________________
Volano e fantasia
La retorica con cui si cerca di mascherare la perdita economica è soprattutto quella sull’“indotto” e sull’eredità dell’Expo; ritorni economici che giustificherebbero gli 1,3 miliardi d’investimento a fondo perduto nel sito. Qui si entra direttamente nel campo della fantasia. Gli studi con cui si cerca di far passare Expo per un volano economico sono quelli preparati da un gruppo di accademici della Bocconi finanziato da Expo. Si parla di 3,5 miliardi di spesa complessiva dei visitatori, tali da generare, per l’effetto moltiplicatore (per cui ogni euro speso genera ulteriori spese a cascata), una produzione aggiuntiva per il Paese da 10 a 30 miliardi e 191 mila nuovi occupati l’anno dal 2012 al 2020, con un picco tra il 2013 e il 2015. È l’apoteosi del moltiplicatore economico, un campo dei miracoli dove per ogni euro sotterrato se ne ritrovano 3, o anche 10.
Solo che la stima ignora il costo delle risorse usate, in termini di tasse o tagli ad altre voci del bilancio pubblico. Qualsiasi investimento valutato in quel modo darebbe un risultato positivo. Per Carlo Scarpa, ordinario di Economia all’Università di Brescia, esperto di infrastrutture, “qualche effetto moltiplicatore la spesa generata da Expo ce l’avrà, ma stimarlo è pura fantasia. Inoltre, un conto è costruire infrastrutture che restano, un altro è un investimento di pura edilizia, come l’Expo, che dopo sei mesi chiude”. Sui mirabolanti effetti occupazionali, basti dire che nel 2013, nel 2014 e fino al primo semestre 2015 (ultimi dati Istat disponibili) gli occupati in Lombardia sono stati in calo.
 _____________________________________
Alla ricerca dei cinesi perduti
L’arrivo di turisti stranieri è stato al di sotto delle previsioni. Secondo uno studio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, coordinato da Jérôme Massiani, i risultati preliminari indicano una quota del 16 per cento di stranieri (soprattutto francesi e svizzeri) contro il 25 per cento previsto. All’Expo sono andati soprattutto i lombardi (quasi il 40 per cento dei visitatori), mentre i non europei, compreso l’atteso milione di cinesi, hanno raggiunto quote irrisorie. Peccato, perché la spesa degli stranieri è quella che determina il saldo positivo per il Paese creato da Expo. A patto che, fa notare Massiani, “nei benefici per l’economia sia contabilizzata solo la componente addizionale della spesa dei turisti”. Vale a dire quella di coloro che non sarebbero venuti in Italia se non ci fosse stata l’esposizione.
Per gli esercenti milanesi e lombardi non sembra proprio che Expo sia stata una manna. Qualcuno certo ci ha guadagnato, ma per molti, come i locali del centro di Milano che hanno visto la movida serale trasferita a Rho, l’effetto è stato quello di un boomerang. Gli ultimi a manifestare la propria delusione, questa settimana, sono stati i commercianti bresciani: “Qui si perdono quattro imprese al giorno”, ha scritto un report di Confesercenti, “Expo a Brescia non si è proprio fatto sentire”.
 _____________________________________
Carta di Milano, fiera di buoni propositi
Dovrebbe essere il grande lascito morale di Expo. Sembra invece più che altro un esercizio d’ipocrisia. La Carta di Milano raccoglie indicazioni per risolvere i problemi mondiali dell’alimentazione, della produzione di cibo, della fame del mondo. Firmata da tutti i capi di Stato, ministri, politici, funzionari, delegati passati da Expo e da milioni di cittadini, è stata consegnata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al segretario dell’Onu Ban Ki-moon.
Peccato che non sia altro che un elenco di buone intenzioni, senza vincoli né verifiche, destinata a restare lettera morta una volta spenti i riflettori sull’Expo. Nata negli uffici della multinazionale alimentare Barilla, è stata bocciata dalle più importanti organizzazioni non governative. “Abbiamo partecipato ai lavori preparatori, ma abbiamo deciso di non firmarla perché non tocca alcuni nodi: la proprietà dei semi, l’acqua come bene comune, i cambiamenti climatici”, ha dichiarato Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, l’organizzazione fondata da Carlin Petrini, che aggiunge: “Non prevede impegni concreti per governi e multinazionali, è generica, tra i firmatari ci sono anche alcune multinazionali e capisco che il governo italiano non abbia potuto osare di più”.
Oxfam, network internazionale di organizzazioni non governative attive in 17 Paesi, l’ha definita “lacunosa” su temi fondamentali come le politiche per l’agricoltura contadina, la speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari, l’espropriazione delle terre e il consumo di suolo agricolo”.
Il giudizio più duro arriva però da Caritas Internationalis: “È una carta scritta dai ricchi per i ricchi”, dichiara il segretario generale Michel Roy, “un testo parziale, per i destinatari e i contenuti. Non si sente la voce dei poveri del mondo, né di quelli del Nord, né di quelli del Sud”. Perché “indica un problema – la fame nel mondo – tutto sommato noto, ma non mette a fuoco le cause e quindi le soluzioni”, ha continuato Roy. “Contiene una nobile e giusta esortazione a evitare gli sprechi, ma non parla di speculazione finanziaria, accaparramento delle terre, diffusione degli ogm, perdita della biodiversità, clima, speculazioni finanziarie sul cibo, acqua, desertificazione e biocombustibili”.
Aggiunge Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana e vicecommissario del padiglione della Santa Sede: “Siamo stati chiamati a partecipare alla sua stesura, ma dobbiamo constatare che il risultato non ha tenuto conto dei nostri suggerimenti, probabilmente per salvaguardare certi equilibri”.
_____________________________________
L’area, i debiti e il rebus del dopo Expo
La vera sfida, comunque, inizia ora. Che cosa fare dell’area su cui sono stati investiti 2,4 miliardi di denaro pubblico? Il sito Expo, per ora, è solo una zavorra sui conti di Comune di Milano e Regione Lombardia, che devono restituire alle banche 200 milioni spesi per acquistarla. L’asta del novembre scorso per rivenderli, infrastrutturati, a 340 milioni, è andata deserta; ora si cerca la quadra per uscire dall’imbarazzo. In questo contesto, il rischio di lasciare una cattedrale nel deserto, destino comune a tante aree degli Expo del passato, è alto. Le idee, che sono gratis, non mancano. Così come si sprecano i nomi trendy: hub tecnologico, knowledge valley, start-up incubator.
Più difficile trasformare le idee in realtà. Tra i progetti annunciati, la realizzazione del nuovo polo delle facoltà scientifiche dell’’Università Statale di Milano, una buona idea del rettore Gianluca Vago. Ma sono necessari 540 milioni e una complessa operazione di dismissione e riqualificazione della vecchia area di Città Studi.
Il presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca, ha ipotizzato di aggiungerci un polo della tecnologia e dell’innovazione, Nexpo, in cui attirare aziende dell’hi-tech. Ma come pianificare una tale trasmigrazione? Con quale regia e quali soldi? Tutto ancora da decidere. Come pure l’ipotizzata realizzazione sul sito di una cittadella dell’amministrazione pubblica. E prima di tutto, qualcuno dovrà restituire alle banche i 200 milioni prestati. Di solito, la città che progetta un Expo pensa prima a che cosa fare dopo dell’area su cui fa investimenti pubblici colossali. A Rho, invece, i cancelli si chiudono senza che nessuno ancora sappia cosa ne sarà. “Non fate i ganassa”, dice Piero Bassetti, “la vera sfida inizia ora”.
(di Gianni Barbacetto e Marco Maroni – Il Fatto quotidiano, 31 ottobre 2015)

Da quando non uso più lo shampo “industriale” non mi lavo più i capelli ogni giorno

Sembra un ossimoro, ma è così: lo shampo industriale non serve a lavare i capelli ma a sporcarli.
Un vezzo derivato uno dei pilastri del neo-liberismo e del capitalismo: creare il problema perchè abbiamo già pronta la soluzione che dovete comprare. Allora perchè produrre un sapone che pulisce, quando ne possiamo creare uno che sporca e che obbliga ad usarlo sempre più spesso acquistandolo?
Ormai utilizzo olio e.v.o. per impacchi, aceto per lucidare e sapone di marsiglia. Risciacquo e poi sono a posto almeno per una settimana con capelli pettinabilissimi e sempre a posto e senza forfora (anche se a questo ha contribuito anche il mio diverso modo di alimentarmi). Non acquisto più alcuno shampo e questo mi basta.
Ma lo shampo è davvero tanto inutile quanto dannoso?
Cerchiamo di capirne di più con questo articolo.

Il primo Shampoo Peggiore è lo SHAMPOO PANTENE lisci effetto seta, in realtà tutti gli shampoo di questa marca sono ricchi di siliconi e addirittura alcuni, come questo, contengono anche la paraffina!! Usando paraffina e silicone, i capelli saranno sempre più sporchi e opachi!!
Questo shampoo dovrebbe aiutare a ridurre l’effetto crespo e a rendere i capelli irresistibilmente lisci, ma ahimè il silicone, tensioattivi aggressivi e paraffina, sono ingredienti che rendono i capelli sempre più danneggiati  e sfibrati, mascherati dal silicone che gli dona un aspetto apparentemente lucido e brillante.

INCI Shampoo Pantene Liscio effetto seta

AQUA (solvente)
Immagine AMMONIUM LAURETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine AMMONIUM LAURYL SULFATE (tensioattivo)
Immagine SODIUM CHLORIDE(viscosizzante)
Immagine DIMETHICONE (antischiuma / emolliente)
Immagine GLYCOL DISTEARATE(emolliente / emulsionante / opacizzante / viscosizzante)
Immagine CITRIC ACID (agente tampone / sequestrante)
Immagine SODIUM CITRATE (agente tampone / sequestrante)
Immagine AMMONIUM XYLENESULFONATE (tensioattivo / viscosizzante)
Immagine COCAMIDE MEA(emulsionante / stabilizzante emulsioni / tensioattivo / viscosizzante)
Immagine CETYL ALCOHOL(emolliente / emulsionante / opacizzante / viscosizzante)
Immagine GUAR HYDROXYPROPYLTRIMONIUM CHLORIDE (antistatico / filmante / viscosizzante)
Immagine PARFUM
Immagine SODIUM BENZOATE(preservante)
Immagine DISODIUM EDTA(sequestrante / viscosizzante)
Immagine DMDM HYDANTOIN(conservante)
Immagine HEXYL CINNAMAL(Allergene del profumo)
Immagine PANTHENOL (antistatico)
Immagine PANTHENYL ETHYL ETHER(antistatico)
Immagine TETRASODIUM EDTA(sequestrante)
Immagine BENZYL SALICYLATE(Allergene del profumo)
Immagine BUTYLPHENYL METHYLPROPIONAL (Allergene del profumo)
Immagine LINALOOL (Allergene del profumo)
Immagine LIMONENE (Allergene del profumo)
Immagine CITRONELLOL (additivo)  Immagine CITRONELLOL (Allergene del profumo)
Immagine ALPHA ISOMETHYL IONONE (Allergene del profumo)
Immagine HYDROXYISOHEXYL 3 CYCLOHEXENE CARBOXALDEHYDE (Allergene del profumo)
Immagine PARAFFINUM LIQUIDUM(antistatico / emolliente / solvente)
ImmagineMETHYLCHLOROISOTHIAZOLINONE (conservante)
ImmagineMETHYLISOTHIAZOLINONE (conservante)

Come potevo non menzionare gli Shampoo Sunslik tra i prodotti più odiati? :-)
SHAMPOO SUNSILK LISCIO PERFETTO contiene siliconi, tensioattivi aggressi e ingredienti petrolchimicie e inquinanti.
INCI Shampoo Sunslik Liscio perfetto: E’ quasi tutto rosso!!!
AQUA (solvente)

Immagine SODIUM LAURETH SULFATE (A) (tensioattivo) /

Immagine SODIUM C12-13 PARETH SULFATE (B) * (tensioattivo)

Immagine COCAMIDOPROPYL BETAINE (tensioattivo)
Immagine SODIUM CHLORIDE(viscosizzante)
Immagine DIMETHICONOL(antischiuma / emolliente)
Immagine DIMETHICONE (antischiuma / emolliente)
Immagine PARFUM
Immagine CARBOMER (stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
Immagine LYSINE HCl (condizionante per capelli / condizionante cutaneo)
Immagine SODIUM HYDROXIDE(agente tampone / denaturante)
Immagine DMDM HYDANTOIN(conservante)
Immagine CITRIC ACID (agente tampone / sequestrante)
Immagine GUAR HYDROXYPROPYLTRIMONIUM CHLORIDE (antistatico / filmante / viscosizzante)
Immagine LAURETH-4 (emulsionante / tensioattivo)
Immagine LAURETH-23 (emulsionante / tensioattivo)
Immagine POLOXAMER 407(emulsionante / tensioattivo)
Immagine PEG-9M (legante / stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
Immagine XANTHAN GUM (legante / stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
Immagine TEA-DODECYLBENZENESULFONATE (Tensioattivo)
Immagine DISODIUM EDTA(sequestrante / viscosizzante)
Immagine SODIUM BENZOATE(preservante)
Immagine PPG-12 (emolliente)
Immagine MAGNESIUM CHLORIDE(additivo)
Immagine MAGNESIUM NITRATE(additivo)
Immagine SYNTHETIC FLUORPHLOGOPITE (viscosizzante)
Immagine TIN OXIDE (opacizzante / viscosizzante)
ImmagineMETHYLCHLOROISOTHIAZOLINONE (Conservante)
ImmagineMETHYLISOTHIAZOLINONE (conservante)
Immagine ALPHA-ISOMETHYL IONONE (Allergene del profumo)
Immagine BUTYLPHENYL METHYLPROPIONAL (Allergene del profumo)
Immagine HEXYL CINNAMAL(Allergene del profumo)
Immagine LINALOOL (Allergene del profumo)
Immagine CI 77891 (colorante cosmetico)

Ed ecco finalmente lo SHAMPOO HERBAL ESSENCE (so che lo aspettavate hehe) ricco di silicone e perfino paraffina!!! Non fatevi fregare dalla scritta “herbal”, non è un cosmetico ecobio, e nemmeno naturale !!
Guardate l’INCI!!! Sls e Sles non tamponati dalla betaina, troppo troppo sale che secca i capelli, una bella botta di silicone, e poi se vogliamo continuare.. bruttissimi conservanti allergizzanti e ..orrore supermo: paraffina!!! Brrrr rabbrividisco!!!
 INCI Shampoo Herbal Essence lisci e glossy:
 Aqua / solvente
 Ammonium Laureth Sulfate / tensioattivo
 Ammonium Lauryl Sulfate / tensioattivo
 Sodium Chloride / viscosizzante
 Glycol Distearate / emolliente / emulsionante/ opacizzante / viscosizzante
 Dimethicone / antischiuma / emolliente
 Citric Acid / agente tampone / sequestrante
 Sodium Citrate / agente tampone / sequestrante
 Ammonium Xylenesulfonate / tensioattivo / viscosizzante
 Cocamide MEA / emulsionante / stabilizante emulsioni / tensioattivo / viscosizzante
Parfum / Frangrance
 Guar Hydroxypropyiltrimonium Chloride / antistatico / filmante / viscosizzante
 Sodium Benzoate / preservante
 Disodium EDTA / sequestrante / viscosizzant
 DMDM Hydantoin / conservante
 Tetrasodium EDTA / sequestrante
 Propylene Glycol / umettante / solvente
 Butylphenyl Methylpropional / allergene del profumo
 Hydrolyzed Silk / antistatico / umettante

 Mel / emolliente / umettante / additivo biologico

 Pyrus Pyrifolia Fruit Juice / vegetale
 Pyrus Bretschneideri Fruit Juice / vegetale
 Paraffinum Liquidum / antistatico / emolliente / solvente
 CI 17200 / colorante cosmetico
 Methylchloroisothiazolinone / conservante
 Methylisothiazolinone / conservante
 Potassium Sorbate / conservante 
Anche gli Shampoo Elvive sono ricchi di siliconi e tensioattivi aggressivi, ad esempio lo SHAMPOO ELVIVE liss-intense, un altro shampoo cosiddetto lisciante che dovrebbe lisciare i capelli ed eliminare l’ effetto crespo.
Purtroppo contiene silicone e tensioattivi troppo aggressivi per il cuoio capelluto che causanoforfora e prurito!!!
INCI  Shampoo Elvive liss-intense:
Aqua, sodium laureth sulfate, coco betaine, sodium chloride, CI 19140, CI 14700, cocamide mipa, sodium benzoate, sodium methylparaben, hydrolyzed silk, sodium cocoate, sodium hydroxide, ppg-5-ceteth-20, peg-55 propylene glycol oleate, peg-60 hydrogenated castor oil, ethylparaben, polyquaternium-10, salicylic acid, limonene, camelina sativa oil, camelina sativa seed oil, linalool, benzyl salycilate, benzyl alcohol, amodimethicone, propylene glycol, buthylphenyl methylpropional, citronellol, methyl cocate, bht, citric acid, laureth-5 carboxylic acid, hexyl cinnamal, amyl cinnamal, parfum.

INCI  Shampoo Elvive Volume Collagene:

AQUA (solvente)
Immagine SODIUM LAURETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine DISODIUM COCOAMPHODIACETATE (tensioattivo)
Immagine SODIUM CHLORIDE(viscosizzante)
Immagine GLYCOL DISTEARATE(emolliente / emulsionante / opacizzante / viscosizzante)
Immagine SODIUM LAURETH-8 SULFATE (tensioattivo)
Immagine COCAMIDE MIPA(emulsionante / stabilizzante emulsioni / tensioattivo / viscosizzante)
Immagine SODIUM BENZOATE(preservante)
Immagine SODIUM OLETH SULFATE(emulsionante)
Immagine HYDROXYPROPYL GUAR HYDROXYPROPYL TRIMONIUM CHLORIDE (antistatico)
Immagine SODIUM COCOATE(emulsionante / tensioattivo)
Immagine SODIUM HYDROXIDE(agente tampone / denaturante)
Immagine MAGNESIUM LAURETH-8 SULFATE (tensioattivo)
Immagine MAGNESIUM LAURETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine MAGNESIUM OLETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine POLYQUATERNIUM-30(antistatico / filmante)
Immagine SALICYLIC ACID(preservante)
Immagine SOLUBLE COLLAGEN(antistatico / filmante / umettante)
Immagine LIMONENE (allergene del profumo)
Immagine LINALOOL (allergene del profumo)
Immagine CARBOMER (stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
METHYL COCOATE(emolliente / condizionante cutaneo)
Immagine CITRIC ACID (agente tampone / sequestrante)
Immagine HEXYLENE GLYCOL(solvente / emulsionante / tensioattivo / condizionante cutaneo)
Immagine HEXYL CINNAMAL(allergene del profumo)

Ecco infine lo Shampoo Nivea …non potevo non nominarla tra i prodotti più odiati hehe 😉 Questo Shampoo ovviamente ha un INCI disastroso!!
Tensioattivi e PEG petrolchimici aggressivi e disseccanti, e la cosa peggiore è che dovrebbe essere destinato ai bambini, alla loro pelle delicata e sensibile… povere creature!! :-(
INCI Shampoo Baby Luce di seta:
 AQUA (solvente)
Immagine DECYL GLUCOSIDE(tensioattivo)
Immagine SODIUM MYRETH SULFATE(emulsionante / tensioattivo)
Immagine PEG-200 HYDROGENATED GLYCERYL PALMATE (emolliente)
Immagine PEG-80 SORBITAN LAURATE (tensioattivo)
Immagine PEG-90 GLYCERYL ISOSTEARATE (detergente)
Immagine DISODIUM PEG-5 LAURYLCITRATE SULFOSUCCINATE (emulsionante / idrotropo / tensioattivo)
Immagine POLYQUATERNIUM-10(antistatico / filmante)
Immagine CHAMOMILLA RECUTITA FLOWER EXTRACT (emolliente)
Immagine TILIA CORDATA EXTRACT(vegetale)
Immagine BISABOLOL (additivo)
Immagine LAURETH-2 (emulsionante / tensioattivo)
Immagine CITRIC ACID (agente tampone / sequestrante)
Immagine GLYCERIN (denaturante / umettante / solvente)
Immagine SODIUM LAURETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine PEG-40 HYDROGENATED CASTOR OIL (emulsionante / tensioattivo)
Immagine SODIUM BENZOATE(preservante)
Immagine PARFUM