Expo, primo bilancio (senza retorica)

Atroce epilogo di un fallimento premeditato dove chi ci ha guadagnato, come al solito, sono state le multinazionali. Chi pagherà di danni per questo ennesimo furto perpetrato ai cittadini?

1430148403678_2euroEXPO1

Nuovo conio della BCE per il fallimento dell’EXPO2015

Alla fin della fiera l’obiettivo è stato raggiunto, alla faccia di gufi e disfattisti: Expo chiude i battenti con oltre 20 milioni di ingressi. Un trionfo, almeno per il commissario Sala, che ha la strada spianata per Palazzo Marino, per il governo Renzi e la sua retorica dell’Italia che funziona, e per il gigantesco apparato mediatico mobilitato fin dall’inizio, a suon di milioni, in una delle più straordinarie operazioni di propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica che si ricordino. Restano però in sospeso due domande: i numeri testimoniano un successo? E, soprattutto, alla fine chi paga?

_____________________________________
Il successo di un grande “camouflage”
Se al di là della fanfara celebrativa si guardano i fatti, l’Expo universale di Milano ha registrato ingressi contenuti, chiude con un disastroso buco di bilancio, non ha rilanciato l’economia e lascia dietro di sé uno strascico di problemi irrisolti.
Quello milanese è stato il peggior Expo degli ultimi 50 anni. Tolti i quasi 14 mila addetti che ogni giorno si sono avvicendati nel sito, su cui i comunicati di Expo sorvolano, e la ridicola mistificazione per cui si considerano le code da sfinimento un indice di successo e non di disorganizzazione, l’esposizione milanese chiude con 18 milioni di visitatori. È la stessa cifra registrata dall’Expo di Hannover 2000, ricordato come “il flop del millennio”. Per fare peggio di così bisogna andare all’Expo di Seattle del 1962, con 9 milioni di visite. Ma il problema non è quello del flusso di visitatori. È che per evitare un flop colossale, il management dell’Expo ha spinto sui numeri dei tornelli a scapito del conto economico, che già partiva appesantito da malaffare, clientelismi, inefficienze.
 _____________________________________
La festa coi soldi degli altri
Il risultato è che la manifestazione peserà sui contribuenti per più di un miliardo di euro. Expo è costata, finora, 2,4 miliardi di euro: 1,3 miliardi per la costruzione del sito; 960 milioni per la gestione dell’evento (840 milioni secondo Expo, ma è un conteggio basato su magheggi contabili già censurati dalla Corte dei conti) e 160 per l’acquisto dei terreni, pagati – giusto per ricordare come è partita l’operazione – dieci volte il prezzo di mercato.
I dati sulla spesa sono provvisori, visto che sono in corso i contenziosi per gli extracosti chiesti da tutte le principali imprese che hanno lavorato sul sito: solo per il Padiglione Italia, prima trattativa conclusa, ammontano a 29 milioni. Ed è di questi giorni la notizia che per la bonifica dell’area, rivelatasi gravemente inquinata solo dopo che era stata comprata a peso d’oro, c’è un conto da 72 milioni. La faccenda ha dato l’avvio a un tragicomico balletto in cui Expo spa, Arexpo (proprietaria dei terreni) e gli ex proprietari (tra cui la Fondazione Fiera Milano, che però è anche socia di Arexpo) si rimpallano le responsabilità, in uno scaricabarile in cui non è difficile immaginare su chi ricadranno, ancora una volta, i costi.
 _____________________________________
Storia di una voragine finanziaria
I costi di gestione dell’Expo si sarebbero dovuti pareggiare, secondo le dichiarazioni di Sala, con i ricavi da biglietti più quelli da sponsorizzazioni, royalties e via dicendo. Il pareggio si sarebbe raggiunto vendendo 24 milioni di biglietti a un prezzo medio di 22 euro e ricavando circa 300 milioni dalle altre voci. Visti gli scarsi afflussi iniziali, tali che la società si è rifiutata per i primi tre mesi di fornire dati, in estate è stato offerto al volo un nuovo conteggio: sarebbero bastati 20 milioni di biglietti a 19 euro di costo medio; il resto lo avrebbero fatto i ricavi diversi, aumentati chissà come. Già così, si sarebbe chiuso con un deficit di gestione da 200 milioni di euro.
Il problema è che per arrivare ai 20 milioni di ingressi promessi, con annessi titoloni di giornali, si è messa in campo una politica di omaggi e prezzi stracciati. Sconti da saldo alle scolaresche, praticamente precettate dal ministero, ai dipendenti delle aziende sponsor, alle parrocchie, alle coop, agli ordini professionali e a qualsiasi organizzazione che potesse portare a Rho flussi consistenti. Biglietti a 5 euro dopo le 18, ingressi regalati ai pensionati, ai titolari di bassi redditi, a chi parcheggiava per la visita serale nelle aree di sosta del sito. Il rivenditore ufficiale della manifestazione nelle ultime settimane faceva il 70 per cento di sconto.
Expo, pur sollecitata da questo giornale, non fornisce alcun dato sul prezzo medio di vendita: ma non ci vuol molto a capire che sarà molto inferiore alla soglia di 19 euro. Vale a dire che il deficit di gestione sarà ben maggiore dei 200 milioni previsti.
 _____________________________________
Volano e fantasia
La retorica con cui si cerca di mascherare la perdita economica è soprattutto quella sull’“indotto” e sull’eredità dell’Expo; ritorni economici che giustificherebbero gli 1,3 miliardi d’investimento a fondo perduto nel sito. Qui si entra direttamente nel campo della fantasia. Gli studi con cui si cerca di far passare Expo per un volano economico sono quelli preparati da un gruppo di accademici della Bocconi finanziato da Expo. Si parla di 3,5 miliardi di spesa complessiva dei visitatori, tali da generare, per l’effetto moltiplicatore (per cui ogni euro speso genera ulteriori spese a cascata), una produzione aggiuntiva per il Paese da 10 a 30 miliardi e 191 mila nuovi occupati l’anno dal 2012 al 2020, con un picco tra il 2013 e il 2015. È l’apoteosi del moltiplicatore economico, un campo dei miracoli dove per ogni euro sotterrato se ne ritrovano 3, o anche 10.
Solo che la stima ignora il costo delle risorse usate, in termini di tasse o tagli ad altre voci del bilancio pubblico. Qualsiasi investimento valutato in quel modo darebbe un risultato positivo. Per Carlo Scarpa, ordinario di Economia all’Università di Brescia, esperto di infrastrutture, “qualche effetto moltiplicatore la spesa generata da Expo ce l’avrà, ma stimarlo è pura fantasia. Inoltre, un conto è costruire infrastrutture che restano, un altro è un investimento di pura edilizia, come l’Expo, che dopo sei mesi chiude”. Sui mirabolanti effetti occupazionali, basti dire che nel 2013, nel 2014 e fino al primo semestre 2015 (ultimi dati Istat disponibili) gli occupati in Lombardia sono stati in calo.
 _____________________________________
Alla ricerca dei cinesi perduti
L’arrivo di turisti stranieri è stato al di sotto delle previsioni. Secondo uno studio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, coordinato da Jérôme Massiani, i risultati preliminari indicano una quota del 16 per cento di stranieri (soprattutto francesi e svizzeri) contro il 25 per cento previsto. All’Expo sono andati soprattutto i lombardi (quasi il 40 per cento dei visitatori), mentre i non europei, compreso l’atteso milione di cinesi, hanno raggiunto quote irrisorie. Peccato, perché la spesa degli stranieri è quella che determina il saldo positivo per il Paese creato da Expo. A patto che, fa notare Massiani, “nei benefici per l’economia sia contabilizzata solo la componente addizionale della spesa dei turisti”. Vale a dire quella di coloro che non sarebbero venuti in Italia se non ci fosse stata l’esposizione.
Per gli esercenti milanesi e lombardi non sembra proprio che Expo sia stata una manna. Qualcuno certo ci ha guadagnato, ma per molti, come i locali del centro di Milano che hanno visto la movida serale trasferita a Rho, l’effetto è stato quello di un boomerang. Gli ultimi a manifestare la propria delusione, questa settimana, sono stati i commercianti bresciani: “Qui si perdono quattro imprese al giorno”, ha scritto un report di Confesercenti, “Expo a Brescia non si è proprio fatto sentire”.
 _____________________________________
Carta di Milano, fiera di buoni propositi
Dovrebbe essere il grande lascito morale di Expo. Sembra invece più che altro un esercizio d’ipocrisia. La Carta di Milano raccoglie indicazioni per risolvere i problemi mondiali dell’alimentazione, della produzione di cibo, della fame del mondo. Firmata da tutti i capi di Stato, ministri, politici, funzionari, delegati passati da Expo e da milioni di cittadini, è stata consegnata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al segretario dell’Onu Ban Ki-moon.
Peccato che non sia altro che un elenco di buone intenzioni, senza vincoli né verifiche, destinata a restare lettera morta una volta spenti i riflettori sull’Expo. Nata negli uffici della multinazionale alimentare Barilla, è stata bocciata dalle più importanti organizzazioni non governative. “Abbiamo partecipato ai lavori preparatori, ma abbiamo deciso di non firmarla perché non tocca alcuni nodi: la proprietà dei semi, l’acqua come bene comune, i cambiamenti climatici”, ha dichiarato Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, l’organizzazione fondata da Carlin Petrini, che aggiunge: “Non prevede impegni concreti per governi e multinazionali, è generica, tra i firmatari ci sono anche alcune multinazionali e capisco che il governo italiano non abbia potuto osare di più”.
Oxfam, network internazionale di organizzazioni non governative attive in 17 Paesi, l’ha definita “lacunosa” su temi fondamentali come le politiche per l’agricoltura contadina, la speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari, l’espropriazione delle terre e il consumo di suolo agricolo”.
Il giudizio più duro arriva però da Caritas Internationalis: “È una carta scritta dai ricchi per i ricchi”, dichiara il segretario generale Michel Roy, “un testo parziale, per i destinatari e i contenuti. Non si sente la voce dei poveri del mondo, né di quelli del Nord, né di quelli del Sud”. Perché “indica un problema – la fame nel mondo – tutto sommato noto, ma non mette a fuoco le cause e quindi le soluzioni”, ha continuato Roy. “Contiene una nobile e giusta esortazione a evitare gli sprechi, ma non parla di speculazione finanziaria, accaparramento delle terre, diffusione degli ogm, perdita della biodiversità, clima, speculazioni finanziarie sul cibo, acqua, desertificazione e biocombustibili”.
Aggiunge Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana e vicecommissario del padiglione della Santa Sede: “Siamo stati chiamati a partecipare alla sua stesura, ma dobbiamo constatare che il risultato non ha tenuto conto dei nostri suggerimenti, probabilmente per salvaguardare certi equilibri”.
_____________________________________
L’area, i debiti e il rebus del dopo Expo
La vera sfida, comunque, inizia ora. Che cosa fare dell’area su cui sono stati investiti 2,4 miliardi di denaro pubblico? Il sito Expo, per ora, è solo una zavorra sui conti di Comune di Milano e Regione Lombardia, che devono restituire alle banche 200 milioni spesi per acquistarla. L’asta del novembre scorso per rivenderli, infrastrutturati, a 340 milioni, è andata deserta; ora si cerca la quadra per uscire dall’imbarazzo. In questo contesto, il rischio di lasciare una cattedrale nel deserto, destino comune a tante aree degli Expo del passato, è alto. Le idee, che sono gratis, non mancano. Così come si sprecano i nomi trendy: hub tecnologico, knowledge valley, start-up incubator.
Più difficile trasformare le idee in realtà. Tra i progetti annunciati, la realizzazione del nuovo polo delle facoltà scientifiche dell’’Università Statale di Milano, una buona idea del rettore Gianluca Vago. Ma sono necessari 540 milioni e una complessa operazione di dismissione e riqualificazione della vecchia area di Città Studi.
Il presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca, ha ipotizzato di aggiungerci un polo della tecnologia e dell’innovazione, Nexpo, in cui attirare aziende dell’hi-tech. Ma come pianificare una tale trasmigrazione? Con quale regia e quali soldi? Tutto ancora da decidere. Come pure l’ipotizzata realizzazione sul sito di una cittadella dell’amministrazione pubblica. E prima di tutto, qualcuno dovrà restituire alle banche i 200 milioni prestati. Di solito, la città che progetta un Expo pensa prima a che cosa fare dopo dell’area su cui fa investimenti pubblici colossali. A Rho, invece, i cancelli si chiudono senza che nessuno ancora sappia cosa ne sarà. “Non fate i ganassa”, dice Piero Bassetti, “la vera sfida inizia ora”.
(di Gianni Barbacetto e Marco Maroni – Il Fatto quotidiano, 31 ottobre 2015)

Da quando non uso più lo shampo “industriale” non mi lavo più i capelli ogni giorno

Sembra un ossimoro, ma è così: lo shampo industriale non serve a lavare i capelli ma a sporcarli.
Un vezzo derivato uno dei pilastri del neo-liberismo e del capitalismo: creare il problema perchè abbiamo già pronta la soluzione che dovete comprare. Allora perchè produrre un sapone che pulisce, quando ne possiamo creare uno che sporca e che obbliga ad usarlo sempre più spesso acquistandolo?
Ormai utilizzo olio e.v.o. per impacchi, aceto per lucidare e sapone di marsiglia. Risciacquo e poi sono a posto almeno per una settimana con capelli pettinabilissimi e sempre a posto e senza forfora (anche se a questo ha contribuito anche il mio diverso modo di alimentarmi). Non acquisto più alcuno shampo e questo mi basta.
Ma lo shampo è davvero tanto inutile quanto dannoso?
Cerchiamo di capirne di più con questo articolo.

Il primo Shampoo Peggiore è lo SHAMPOO PANTENE lisci effetto seta, in realtà tutti gli shampoo di questa marca sono ricchi di siliconi e addirittura alcuni, come questo, contengono anche la paraffina!! Usando paraffina e silicone, i capelli saranno sempre più sporchi e opachi!!
Questo shampoo dovrebbe aiutare a ridurre l’effetto crespo e a rendere i capelli irresistibilmente lisci, ma ahimè il silicone, tensioattivi aggressivi e paraffina, sono ingredienti che rendono i capelli sempre più danneggiati  e sfibrati, mascherati dal silicone che gli dona un aspetto apparentemente lucido e brillante.

INCI Shampoo Pantene Liscio effetto seta

AQUA (solvente)
Immagine AMMONIUM LAURETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine AMMONIUM LAURYL SULFATE (tensioattivo)
Immagine SODIUM CHLORIDE(viscosizzante)
Immagine DIMETHICONE (antischiuma / emolliente)
Immagine GLYCOL DISTEARATE(emolliente / emulsionante / opacizzante / viscosizzante)
Immagine CITRIC ACID (agente tampone / sequestrante)
Immagine SODIUM CITRATE (agente tampone / sequestrante)
Immagine AMMONIUM XYLENESULFONATE (tensioattivo / viscosizzante)
Immagine COCAMIDE MEA(emulsionante / stabilizzante emulsioni / tensioattivo / viscosizzante)
Immagine CETYL ALCOHOL(emolliente / emulsionante / opacizzante / viscosizzante)
Immagine GUAR HYDROXYPROPYLTRIMONIUM CHLORIDE (antistatico / filmante / viscosizzante)
Immagine PARFUM
Immagine SODIUM BENZOATE(preservante)
Immagine DISODIUM EDTA(sequestrante / viscosizzante)
Immagine DMDM HYDANTOIN(conservante)
Immagine HEXYL CINNAMAL(Allergene del profumo)
Immagine PANTHENOL (antistatico)
Immagine PANTHENYL ETHYL ETHER(antistatico)
Immagine TETRASODIUM EDTA(sequestrante)
Immagine BENZYL SALICYLATE(Allergene del profumo)
Immagine BUTYLPHENYL METHYLPROPIONAL (Allergene del profumo)
Immagine LINALOOL (Allergene del profumo)
Immagine LIMONENE (Allergene del profumo)
Immagine CITRONELLOL (additivo)  Immagine CITRONELLOL (Allergene del profumo)
Immagine ALPHA ISOMETHYL IONONE (Allergene del profumo)
Immagine HYDROXYISOHEXYL 3 CYCLOHEXENE CARBOXALDEHYDE (Allergene del profumo)
Immagine PARAFFINUM LIQUIDUM(antistatico / emolliente / solvente)
ImmagineMETHYLCHLOROISOTHIAZOLINONE (conservante)
ImmagineMETHYLISOTHIAZOLINONE (conservante)

Come potevo non menzionare gli Shampoo Sunslik tra i prodotti più odiati? :-)
SHAMPOO SUNSILK LISCIO PERFETTO contiene siliconi, tensioattivi aggressi e ingredienti petrolchimicie e inquinanti.
INCI Shampoo Sunslik Liscio perfetto: E’ quasi tutto rosso!!!
AQUA (solvente)

Immagine SODIUM LAURETH SULFATE (A) (tensioattivo) /

Immagine SODIUM C12-13 PARETH SULFATE (B) * (tensioattivo)

Immagine COCAMIDOPROPYL BETAINE (tensioattivo)
Immagine SODIUM CHLORIDE(viscosizzante)
Immagine DIMETHICONOL(antischiuma / emolliente)
Immagine DIMETHICONE (antischiuma / emolliente)
Immagine PARFUM
Immagine CARBOMER (stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
Immagine LYSINE HCl (condizionante per capelli / condizionante cutaneo)
Immagine SODIUM HYDROXIDE(agente tampone / denaturante)
Immagine DMDM HYDANTOIN(conservante)
Immagine CITRIC ACID (agente tampone / sequestrante)
Immagine GUAR HYDROXYPROPYLTRIMONIUM CHLORIDE (antistatico / filmante / viscosizzante)
Immagine LAURETH-4 (emulsionante / tensioattivo)
Immagine LAURETH-23 (emulsionante / tensioattivo)
Immagine POLOXAMER 407(emulsionante / tensioattivo)
Immagine PEG-9M (legante / stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
Immagine XANTHAN GUM (legante / stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
Immagine TEA-DODECYLBENZENESULFONATE (Tensioattivo)
Immagine DISODIUM EDTA(sequestrante / viscosizzante)
Immagine SODIUM BENZOATE(preservante)
Immagine PPG-12 (emolliente)
Immagine MAGNESIUM CHLORIDE(additivo)
Immagine MAGNESIUM NITRATE(additivo)
Immagine SYNTHETIC FLUORPHLOGOPITE (viscosizzante)
Immagine TIN OXIDE (opacizzante / viscosizzante)
ImmagineMETHYLCHLOROISOTHIAZOLINONE (Conservante)
ImmagineMETHYLISOTHIAZOLINONE (conservante)
Immagine ALPHA-ISOMETHYL IONONE (Allergene del profumo)
Immagine BUTYLPHENYL METHYLPROPIONAL (Allergene del profumo)
Immagine HEXYL CINNAMAL(Allergene del profumo)
Immagine LINALOOL (Allergene del profumo)
Immagine CI 77891 (colorante cosmetico)

Ed ecco finalmente lo SHAMPOO HERBAL ESSENCE (so che lo aspettavate hehe) ricco di silicone e perfino paraffina!!! Non fatevi fregare dalla scritta “herbal”, non è un cosmetico ecobio, e nemmeno naturale !!
Guardate l’INCI!!! Sls e Sles non tamponati dalla betaina, troppo troppo sale che secca i capelli, una bella botta di silicone, e poi se vogliamo continuare.. bruttissimi conservanti allergizzanti e ..orrore supermo: paraffina!!! Brrrr rabbrividisco!!!
 INCI Shampoo Herbal Essence lisci e glossy:
 Aqua / solvente
 Ammonium Laureth Sulfate / tensioattivo
 Ammonium Lauryl Sulfate / tensioattivo
 Sodium Chloride / viscosizzante
 Glycol Distearate / emolliente / emulsionante/ opacizzante / viscosizzante
 Dimethicone / antischiuma / emolliente
 Citric Acid / agente tampone / sequestrante
 Sodium Citrate / agente tampone / sequestrante
 Ammonium Xylenesulfonate / tensioattivo / viscosizzante
 Cocamide MEA / emulsionante / stabilizante emulsioni / tensioattivo / viscosizzante
Parfum / Frangrance
 Guar Hydroxypropyiltrimonium Chloride / antistatico / filmante / viscosizzante
 Sodium Benzoate / preservante
 Disodium EDTA / sequestrante / viscosizzant
 DMDM Hydantoin / conservante
 Tetrasodium EDTA / sequestrante
 Propylene Glycol / umettante / solvente
 Butylphenyl Methylpropional / allergene del profumo
 Hydrolyzed Silk / antistatico / umettante

 Mel / emolliente / umettante / additivo biologico

 Pyrus Pyrifolia Fruit Juice / vegetale
 Pyrus Bretschneideri Fruit Juice / vegetale
 Paraffinum Liquidum / antistatico / emolliente / solvente
 CI 17200 / colorante cosmetico
 Methylchloroisothiazolinone / conservante
 Methylisothiazolinone / conservante
 Potassium Sorbate / conservante 
Anche gli Shampoo Elvive sono ricchi di siliconi e tensioattivi aggressivi, ad esempio lo SHAMPOO ELVIVE liss-intense, un altro shampoo cosiddetto lisciante che dovrebbe lisciare i capelli ed eliminare l’ effetto crespo.
Purtroppo contiene silicone e tensioattivi troppo aggressivi per il cuoio capelluto che causanoforfora e prurito!!!
INCI  Shampoo Elvive liss-intense:
Aqua, sodium laureth sulfate, coco betaine, sodium chloride, CI 19140, CI 14700, cocamide mipa, sodium benzoate, sodium methylparaben, hydrolyzed silk, sodium cocoate, sodium hydroxide, ppg-5-ceteth-20, peg-55 propylene glycol oleate, peg-60 hydrogenated castor oil, ethylparaben, polyquaternium-10, salicylic acid, limonene, camelina sativa oil, camelina sativa seed oil, linalool, benzyl salycilate, benzyl alcohol, amodimethicone, propylene glycol, buthylphenyl methylpropional, citronellol, methyl cocate, bht, citric acid, laureth-5 carboxylic acid, hexyl cinnamal, amyl cinnamal, parfum.

INCI  Shampoo Elvive Volume Collagene:

AQUA (solvente)
Immagine SODIUM LAURETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine DISODIUM COCOAMPHODIACETATE (tensioattivo)
Immagine SODIUM CHLORIDE(viscosizzante)
Immagine GLYCOL DISTEARATE(emolliente / emulsionante / opacizzante / viscosizzante)
Immagine SODIUM LAURETH-8 SULFATE (tensioattivo)
Immagine COCAMIDE MIPA(emulsionante / stabilizzante emulsioni / tensioattivo / viscosizzante)
Immagine SODIUM BENZOATE(preservante)
Immagine SODIUM OLETH SULFATE(emulsionante)
Immagine HYDROXYPROPYL GUAR HYDROXYPROPYL TRIMONIUM CHLORIDE (antistatico)
Immagine SODIUM COCOATE(emulsionante / tensioattivo)
Immagine SODIUM HYDROXIDE(agente tampone / denaturante)
Immagine MAGNESIUM LAURETH-8 SULFATE (tensioattivo)
Immagine MAGNESIUM LAURETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine MAGNESIUM OLETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine POLYQUATERNIUM-30(antistatico / filmante)
Immagine SALICYLIC ACID(preservante)
Immagine SOLUBLE COLLAGEN(antistatico / filmante / umettante)
Immagine LIMONENE (allergene del profumo)
Immagine LINALOOL (allergene del profumo)
Immagine CARBOMER (stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
METHYL COCOATE(emolliente / condizionante cutaneo)
Immagine CITRIC ACID (agente tampone / sequestrante)
Immagine HEXYLENE GLYCOL(solvente / emulsionante / tensioattivo / condizionante cutaneo)
Immagine HEXYL CINNAMAL(allergene del profumo)

Ecco infine lo Shampoo Nivea …non potevo non nominarla tra i prodotti più odiati hehe 😉 Questo Shampoo ovviamente ha un INCI disastroso!!
Tensioattivi e PEG petrolchimici aggressivi e disseccanti, e la cosa peggiore è che dovrebbe essere destinato ai bambini, alla loro pelle delicata e sensibile… povere creature!! :-(
INCI Shampoo Baby Luce di seta:
 AQUA (solvente)
Immagine DECYL GLUCOSIDE(tensioattivo)
Immagine SODIUM MYRETH SULFATE(emulsionante / tensioattivo)
Immagine PEG-200 HYDROGENATED GLYCERYL PALMATE (emolliente)
Immagine PEG-80 SORBITAN LAURATE (tensioattivo)
Immagine PEG-90 GLYCERYL ISOSTEARATE (detergente)
Immagine DISODIUM PEG-5 LAURYLCITRATE SULFOSUCCINATE (emulsionante / idrotropo / tensioattivo)
Immagine POLYQUATERNIUM-10(antistatico / filmante)
Immagine CHAMOMILLA RECUTITA FLOWER EXTRACT (emolliente)
Immagine TILIA CORDATA EXTRACT(vegetale)
Immagine BISABOLOL (additivo)
Immagine LAURETH-2 (emulsionante / tensioattivo)
Immagine CITRIC ACID (agente tampone / sequestrante)
Immagine GLYCERIN (denaturante / umettante / solvente)
Immagine SODIUM LAURETH SULFATE (tensioattivo)
Immagine PEG-40 HYDROGENATED CASTOR OIL (emulsionante / tensioattivo)
Immagine SODIUM BENZOATE(preservante)
Immagine PARFUM

Omosessualità tra Ftalati, BPA e PVC

Non sono un medico, non sono uno scienziato, non sono un complottista (almeno non ritengo di esserlo). Ma certe notizie meriterebbero di essere approfondite.
Negli anni 90 sono stati pubblicati testi di risultati di ricerche avviate nel campo medico andrologico (trovate il link del testo poco più sotto)
Come mai dopo questi studi non è stato fatto più nulla?
Perchè l’Organizzazione Superiore della Sanità non ha approfondito queste ricerche.
Datevi da soli le vostre risposte, ma non prendete sempre per buono tutto quello che vi dice la teleVIZIOne, vi prego, altrimenti rischiate di essere voi i complottisti!


Il primo articolo


La sintesi di materie plastiche modellabili e flessibili è resa possibile per esempio dall’utilizzo di additivi facenti parte della famiglia chimica degli ftalati. Il PVC (Poli-Vinil-Cloruro ampiamente usato come materiale di trasporto e imballaggio alimentare) è naturalmente rigido; l’eventuale flessibilità e modellabilità a caldo sono possibili con l’aggiunta del diottilftalato (DEHP). Diversi studi hanno dimostrato l’intereferenza degli ftalati nell’equilibrio degli ormoni sessuali e nella fertilità. Nel mese di ottobre del 2009, dei ricercatori americani (University of Rochester, link articolo) hanno ipotizzato un possibile collegamento tra l’esposizione agli ftalati durante la maternità con lo sviluppo di comportamenti femminili nei maschi. Cerchiamo di comprendere meglio la questione e offrire al consumatore pochi ma utili consigli.

Le anomalie nello sviluppo del sistema genitale maschile sono alquanto comuni, ma sono ancora aperte le indagini per scoprirne le cause principali. Nel 2008, uno studio del The Queen’s Medical Research Institute di Edimburgo dimostrò (come altri precedenti ricerche) che l’esposizione di ftalati durante il periodo di differenziazione sessuale del feto di ratto inibisce la sintesi di testosterone nelle cellule testicolari di Leydig. Le conseguenze della riduzione di testosterone nei ratti furono una riduzione nella misura del pene e della distanza ano-genitale, e la mancata disccesa del testicolo nello scroto (criptorchidismo). Molti studiosi ritengono che anomalie in fase fetale potrebbero influenzare la fertilità degli spermatozoi e la predisposizione a tumori dell’apparato uro-genitale. Fermo restando queste abbastanza chiare evidenze scientifiche, lo studio dei ricercatori dell’Università di Rochester correla l’esposizione agli ftalati anche allo sviluppo della differenziazione sessuale a livello cerebrale nel feto. Tali affermazioni farebbero quindi ipotizzare un’influenza degli ftalati nella definizione dei comportamenti sessuali negli adulti. Quest’ultimi ricercatori hanno condotto una prova misurando il livello di DEHP e altri ftalati in urine di bambini (maschi e femmine) nati da madri esposte e non a ftalati. Purtroppo l’articolo non chiarisce i livelli di esposizione, ma le concentrazione di DEHP nelle urine dei bambini sotto osservazione erano simili a quelle di un’indagine nazionale negli USA. La concentrazione di DEHP nelle urine di quei bambini risultò essere correlata a comportamenti femminili in maschi.

Se gli ftalati sono presenti nei contenitori alimentari, quale relazione esiste tra alimenti ed esposizione agli ftalati?

Secondo l’EFSA l’ingestione di DEHP da matrici alimentari si attesterebbe a livelli inferiori e/o simili ai valori di TDI (Tolerable Daily Intake, Ingestione giornaliera tollerabile). Quest’ultimo valore è di 0.05 mg di DEHP per kg di peso corporeo (ovvero circa 3.75 e 0.5 mg al giorno per adulti di 75 kg e bambini di 10 kg). L’EFSA ha calcolato questo TDI applicando un fattore di sicurezza 100 al valore del NOAEL (No Observed Adverse Effect Level, Livello in cui non sono stati riscontrati effetti negativi). Quindi?

E’ chiaro che esiste un’esposizione agli ftalati da matrici alimentari, ma questa sembra essere al di sotto dei livelli di ingestione considerati sicuri. E l’influenza nei comportamenti sessuali dello studio di Rochester? Quali sono le vie di esposizione agli ftalati?

Lo squilibrio ormonale e l’effetto estrogeno-simile degli ftalati è ampiamente dimostrato e la ricerca sta cercando di comprenderne meglio le cause e gli effetti. Le ipotesi sul comportamento sessuale dell’Università di Rochester sono interessanti (malgrado ampiamente contestate dall’American Chemistry Council) ma forse riduttive per quanto riguarda la definizione dei comportamenti sessuali umani. Se l’ipotesi di Rochester fosse vera, qualunque comportamento sessuale potrebbe essere influenzato dai comportamenti alimentari o dall’esposizione delle madri in gestazione a particolari sostanze. In quest’ipotesi di studio sembra venir meno la componente multi-fattoriale che definisce i comportamenti umani. Si dice giustamente “siamo ciò che mangiamo”, ma è errato pensare che tutto dipenda dall’alimentazione. Quest’ultima, seppur molto importante, è solo una componente del complesso sistema di fenomeni che definisce lo stato di un uomo nel suo ambiente.

Proviamo ad ipotizzare “l’omosessualità alimentare” ragionando per assurdo. Se gli ftalati sono stati sintetizzati nel 1836 da Auguste Laurente, allora l’omosessualità in età antica non esisteva, oppure dipendeva da un’altra sostanza naturale estrogeno-simile. Per esempio la soia. Questo vegetale è ricco di sostanze fitoestrogene che simulano l’azione degli estrogeni (opposti al testosterone). Chi mangia più soia in assoluto e in quantità notevoli? I cinesi. Quindi molti cinesi sarebbero omosessuali. Inoltre, in Europa l’omosessualità sarebbe nata solo dopo il XVII secolo, quando gli olandesi cominciarono ad importarla dalla Cina. E l’omosessualità descritta nei testi classici greci e latini e in altre civiltà? Qualcosa non torna. Analizziamo il problema come se l’omosessualità fosse data da una carenza od un eccesso alimentare. E’ ampiamente dimostrato che le malattie da carenza o eccesso alimentare in età antica erano particolarmente circoscritte a determinate zone a causa della scarsa ricchezza di variabilità alimentare. Gli scambi di alimenti e sostanze erano infinitamente inferiori a quelle dei nostri giorni e molte patologie alimentari erano quindi legate a luoghi o professioni (lo scorbuto dei marinai che non ingerivano agrumi, il gozzo delle popolazioni padane a causa della polenta, etc…). Quindi, se l’ipotesi di Rochester fosse vera, in antichità sarebbe potuta esistere una popolazione, regione o attività in cui il numero di omosessuali era rilevante. La storiografia pare non descriva alcuna popolazione/attività fortemente omosessuale.

I diversi dati sugli effetti del DEHP sul sistema riproduttivo maschile sono comunque importanti. L’EFSA, inoltre, dichiara che le fonti di esposizione agli ftalati sono molteplici, in quanto presenti in diverse materie plastiche. In matrici alimentari l’esposizione è generalmente bassa poiché gli ftalati sono ceduti dal contenitore all’alimento solo se l’alimento è altamente grasso e solo dopo diverse ore di contatto a temperatura ambiente. Invito quindi i consumatori a non conservare o acquistare oli e grassi in contenitori di plastica (per esempio gli oli per friggitura). E’ bene ricordare che la cessione di ftalati in acqua e alimenti con pochi grassi è pressocché inesistente. Le bottiglie di plastica in realtà sono fatte di PET, e non PVC. Il PET è molto più sicuro ed anche se contiene ftalati non contiene né cede DEHP. I contenitori in PVC sono generalmente più elastici e modellabili. Per legge infine, tutti i contenitori di plastica devono contenere la sigla della resina plastica di cui sono costituiti (PET, PVC, PE, etc).

E’ buona norma che i contenitori di plastica siano sempre in ottimo stato. Le resine plastiche ad uso alimentare sono di per sé stabili e non pericolose; non lo sono, invece, le sostanze che possono cedere. La cessione è facilitata quando la resina è danneggiata. Quindi, tutte le persone dovrebbero verificare lo stato di integrità dei loro contenitori di plastica per alimenti.

Infine, lo smaltimento della plastica va fatto tramite il riciclo! La plastica dispersa nell’ambiente è il miglior modo per inquinare costantemente i prodotti alimentari e l’atmosfera con sostanze tossiche.

Marco Battaglia


Il secondo articolo


Il 17 maggio 1990 l’OMS sentenziò: “l’omosessualità non è una malattia mentale”, nel 2010 una equipe di scienziati accreditati ebbe a certificare: “esistono due elementi chimici che agevolano, accelerano il processo di femminilizzazione, addirittura già nello stato embrionale, sono il BPA e gli ftalati”, “disfunzione dei testicoli, riduzione del pene, sterilità, disturbi della sessualità”. “l’esposizione al BPA rende i bambini più femminili e le bambine più maschili”, “per non parlare degli ftalati presenti nelle confezioni alimentari”, test accreditati hanno cassato una incredibile alterazione dei valori, non dopo anni, no, semplicemente dopo aver ingerito/usato per due giorni prodotti confezionati e/o contenenti le suddette sostanze..

Difficilmente l’OMS si produrrà in una clamorosa retromarcia, sarebbe devastante, però “due più due” forse fa ancora quattro, le alterazioni “esterne” finiscono sempre per incidere sulla psiche, ergo, sarebbe intellettualmente onesto dividere i gay naturali dai gay “chimici”,ammesso che i gay “naturali” esistano e non siano una devianza spudoratamente occultata, alias una patologia… quindi… !!!

Il problema non alberga affatto nell’accettare o meno i gay, ci mancherebbe altro, PARI DIRITTI, PARI OPPORTUNITA’, la vexata quaestio sta nella menzogna sociale, ipocrita e fuorviante, i gay costituiscono un mondo parallelo a quello etero, loro stessi sono i primi a dirlo, ben vengano ma si propongano come una diversità pronta al confronto costruttivo. Landa a loro poco consona.

Sarebbe interessante sviscerare… nel ‘700 qualcuno disse: “in ogni uomo si nasconde un guardone così come in ogni donna si nasconde una lesbica”, da ciò si evince l’esigenza femminile di esibirsi e quella maschile di gratificare la stimolazione ottica, il concetto di trasgressione non prescinde dalle regole sociali, non sempre, forzarle oltremodo non è palanco costruttivo, tutt’altro, si attiva la demolizione.

Non posso e non potrò mai sentirmi “sessualmente uguale” a un individuo anagraficamente maschio avvezzo a praticare fellatio, farsi sodomizzare e magari vestirsi da donna, faccia pure, non sarò certo io a impedirglielo, semplicemente vorrei si giungesse al riconoscimento ufficiale del terzo sesso. Una distinzione gratificante per tutti, uomini, donne, lesbiche, trans e gay.

Esistono tre società, quella civile che deve, “OBBLIGATORIAMENTE”, garantire i diritti in egual misura, poi esiste una società applicata, quella della tolleranza, della comprensione e della dovuta accettazione, infine esiste una società a corrente alternata, quella che fermenta in ognuno di noi, quella che ci porta a difendere l’erba del vicino purchè non sia come la nostra.

Dovessero stilare una classifica Europea dell’ipocrisia noi Italiani vinceremmo sicuramente la medaglia d’oro, quello che realmente ci fotte è la distanza culturale tra regioni, non è un problema di nord, centro o sud, in alcune aree del nord vige una mentalità integralista ben peggiore di quella attribuita al mezzogiorno. Spalmare e ibridare per partito preso la libera convivenza “omnia” a matrimoni virginali sotto la stessa bandiera è impresa titanica, diciamo assurda. Penso sia giusto guardarsi allo specchio e rendersi conto che il progresso debba essere una medicina da assumere in piccole dosi, ad “alzo” calcolato, ogni forzatura è destinata a produrre effetti collaterali destabilizzanti.

Gli esseri umani sono tutti uguali di fronte alla natura, non c’è un dio, la fa da padrone la legge della sopravvivenza, la fa da padrone la legge delle pulsioni, se veramente non siamo bestie dovremmo decodificare nella giusta misura il tutto.

Tullio Antimo da Scruovolo

Bottigliette di plastica: cosa c’è da sapere.

settore_petVi ostinate ad acquistare bevande in bottiglie di plastica? Bene, anzi male. Ci sono delle cose che dovreste sapere. Eccovele.

#CompraSud
Le lettere presenti nel simbolo del riciclo, come PP e HDP, ci dicono tanto sulla plastica stessa. Questo è quello che bisogna sapere:

Se nell’etichetta c’è scritto PET o PETE (Polietilene tereftalato), la plastica delle bottiglie può aver contaminato l’acqua con metalli e sostanze chimiche in grado di influenzare l’equilibrio ormonale nel vostro corpo.

Se nell’etichetta c’è scritto HDP o HDPE (Polietilene ad alta densità), l’acqua presente nella bottiglia molto probabilmente non è stata contaminata da nessuna sostanza nociva.

Se nell’etichetta c’è scritto 3V o PVC (Cloruro di polivinile), non bisogna assolutamente bere quell’acqua. Questo tipo di plastica rilascia sostanze chimiche tossiche che influenzano il nostro equilibrio ormonale.

Se nell’etichetta c’è scritto LDPE (Polietilene a bassa densità) è molto strano. Perché l’LDPE è usato soltanto per fare i sacchetti di plastica.

Se nell’etichetta c’è scritto PS (Polistirene o Polistirolo), la plastica potrebbe rilasciare sostanze cancerogene. Solitamente questo materiale viene utilizzato per la produzione di tazze da caffè americano (stile Starbucks) e i contenitori per cibo da fast food.

Se nell’etichetta c’è scritto PC (Policarbonato) oppure non c’è nessuna etichetta, molto probabilmente la plastica contiene la BPA (Bisfenolo) un distruttore endocrino. Questo tipo di materiale è usato spesso nella produzione di contenitori per alimenti e borracce per l’acqua (come quelle dei ciclisti).

(fonte: http://www.nuovoilluminismo.com)

Medicinali fai da te: Golden Milk

drug-prices1

Per evitare problemi degli schiavi delle multinazionali farmaceutiche (BIG PHARMADEVO necessariamente dire che quello state per leggere non sostituisce le cure di un medico o i relativi medicinali che potrà prescrivervi e che voi andrete ad acquistare. Si tratta solo di un PALLIATIVO

Detto questo, auguro una fistola gassosa anale a tutti i dirigenti delle multinazionali farmaceutiche.

Veniamo al nostro medicinale fai da te, il Golden Milk, appunto.

Come per la soluzione al diabete, anche questo medicinale l’ho testato su mio padre 87enne con risultati eccezionali.  
Se funziona a lui, funziona a tutti.

In questo caso parliamo di un rimedio contro infiammazioni generiche o muscolo-scheletriche, dolori, contro tosse e raffreddore, problemi batterici o virali alle vie respiratorie, depurazione del fegato, crampi mestruali, metabolismo, problemi digestivi, colesterolo, difese immunitarie.
Riguardo il suo uso come stimolatore sessuale non posso confermarlo.

Occorrente

Dobbiamo avere a disposizione alcuni elementi di base:

Un paio di vasetti di vetro: sono sufficienti quelli di almeno 250 gr.

Un frullatore ad alta velocità e lame d’acciaio: io uso il Bimby, ma ho visto che si può usare qualsiasi frullatore, l’importate è che abbia l’alta velocità, oppure ci mettete una vita.

Mandorle: diciamo che andrebbero bene circa 300 grammi pelate (devono essere bianche), ma ho visto che lavorando la pellicina vanno anche bene, anche se il Golden risulta più scuro. In versione con pellicina è più ricco di fibre.

Olio di mandorla ad uso alimentare: Costa un po’ ma dura parecchio. Sempre meglio che farvi una dose di cortisonici.

Curcuma 50 gr.: la trovate dal droghiere, oppure in rete. Io ho trovato una azienda siciliana che ha un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Miele: evitate quello del supermercato e trovatene qualcuno vicino casa. Forse costerà un po’ di più, ma è sicuramente più genuino.

Preparazione

Per le mandorle possiamo utilizzare sia quelle pelate che quelle con pellicina, l’importante è che siano biologiche. Se vogliamo pelarle è necessario metterle a bagno in acqua calda (non bollente) per 12 ore e poi procedeGolden-Milk-3-1280x768re nella pelatura.
Una volta spellate mettiamole in forno caldo a 170/180° per 7/8 minuti. Non dobbiamo abbrustolirle, solo seccarle un po’.
Tolte dal forno possiamo passarle nel frullatore. Tutto ad alta velocità per 30 secondi. Staccare dalle pareti il prodotto e rimetterlo sul fondo. Frullare per altri 30 secondi. Ripetere l’operazione fino a quando avremo come risultato una crema (burro di mandorla: si può usare al posto di quello vaccino, anche da spalmare sul pane dei ragazzi, come snack)
Riponiamo il burro di mandorla in un vasetto di vetro e lo chiudiamo, riponendolo in frigo.
20140928_1728001

Prendiamo la curcuma e la misceliamo con 100 gr di acqua in un pentolino. Mettiamo a bollire a fuoco lento continuando sempre a mescolare fino ad ottenere una crema liquida. Anche questo lo mettiamo in un vasetto di vetro, riponendolo in frigo.

A questo punto abbiamo quattro contenitori: olio di mandorla ad uso alimentare, miele, vasetto di burro di mandorle, vasetto di crema di curcuma.

Posologia

Ogni mattina, appena svegli, riscaldiamo un po’ acqua (l’occorrente per un bicchiere), e ci mettiamo dentro un cucchiaino per ogni prodotto. Mescoliamo il tutto e lo beviamo. Ripetiamo questa operazione per una quarantina di giorni.

Fatto questo abbiamo evitato una montagna di medicinali. Credetemi.

images (3)
AVVERTENZE

Il preparato che otterrete non ha alcun tipo di controindicazioni, possono usarlo tutti a patto di essere moderati nel consumo di carni (non di produzione industriale e solo una volta al mese), di derivati animali (latte, uova, formaggi, ecc) (una volta alla settimana), non abusare con alcolici, non usare tabacchi industriali, non usare droghe pesanti, avere almeno 14 anni di età (per i più piccoli ci pensa madre natura con l’allattamento naturale).
(n.d.r. personalmente sono contrario all’uso della carne e del pesce nell’alimentazione umana, e preferisco evitare, per quanto possibile, l’uso dei derivati animali)

Costi indicativi

Secondo la mia esperienza personale i costi delle confezioni acquistate sono i seguenti

Miele biologico: 7,50 euro. Possiamo trovarne anche a meno prezzo, dipende dalla zona e dall’annata.

Olio di mandorle ad uso alimentare 8,50 euro. In rete potrete trovare diversi prezzi a secondo delle confezioni e dell’origine.

Mandorle dolci pelate biologiche 5,00 euro. Se acquistiamo mandorle con il guscio, da lavorare, riduciamo il costo di parecchio

Curcuma: 50 gr. 1,30 euro

In tutto sono 22,30 euro. Sembra caro, ma considerate che dura parecchio. Il rapporto prezzo/risultati è ineguagliabile.

La decrescita infelice di Matteo Renzi

Il popolo (bue) italiano è fortemente influenzato dalla televisione. Lo stesso personaggio Renzi, sulla scia dell’esperienza maturata da Berlusconi, ha utilizzato questo mezzo, ma non ha lasciato nulla al caso. Ha utilizzato termini, frasi, atteggiamenti propriamente televisivi.

diario di Peppe Carpentieri

Metti un pubblicitario al Governo è ottieni una linguaggio composto da slogan, gag, battute, ottieni un linguaggio privo di contenuti e privo di verità. Non si tratta solo di come Matteo Renzi si esprime, ma si tratta del linguaggio politico contemporaneo di tutti i politici che smanettano su internet, divulgano opinioni poco colte; si tratta di politici che scimmiottano la società per entrare in empatia con l’uomo qualunque. La società liquida costruita nel corso dei decenni, ideata proprio dal mondo della pubblicità, è una società nichilista e apatica che esprime giustamente il “meglio” del mondo politico creato dalla televisione, dalle serie televisive e dall’immaginario politico costruito dalle SpA che controllano il mondo mediatico, e che hanno inventato l’attuale linguaggio dei politici. Sono diversi decenni che la scuola non è più il luogo ove si formano cittadini, non è più la scuola a creare il linguaggio dei cittadini. Oggi c’è un’arma…

View original post 1.345 altre parole