Democrazia rappresentativa e partecipativa

 

Alain de Benoist

Alain de Benoist (Saint-Symphorien, 11 dicembre 1943)

 

“Non limitiamoci a dire che tutto ciò che è nostro ha un valore; diciamo piuttosto, con forza e convinzione, che tutto ciò che ha valore è anche nostro”

Pochi autori nella seconda metà del XX secolo sono stati così discussi, odiati, incompresi, apprezzati, fraintesi dai propri critici come Alain De Benoist, intellettuale “atipico” e politicamente scorretto, scrittore poliedrico e saggista instancabile.
Alain de Benoist rappresenta una possibile evoluzione del pensatore libero da costrizioni ideologiche, che recupera i migliori ideali del XX° secolo per proiettarli in un possibile futuro.
Secondo i suoi lettori egli si pone in un area tipicamente destroide, pur abbracciando molti dei “dogmi del marxismo, ecologismo, multiculturismo (a tutela dell’identitarismo dei popoli), il socialismo, il federalismo comunitario, il paganesimo”. Visto con gli occhi del classico lobotomizzato, quanto politicizzato, italiota tele-dipendente il nostro scrittore de Benoist dovrebbe essere una specie di mostro a tre teste e ognuna diretta in direzioni diverse, una macedonia di panna, limone e formaggio. Se invece provassimo ad azzerare tutto quello che ci hanno detto fino ad ora, scopriamo in questa persona una possibile via d’uscita all’appiattimento politico o agli estremismi, che sono soggiogati al sistema in quanto divisi. Buona lettura


 

La democrazia rappresentativa, essenzialmente liberale e borghese, in cui i rappresentanti sono autorizzati attraverso le elezioni, a trasformare la volontà del popolo in atti di governo, costituisce attualmente il regime politico più diffuso nei paesi occidentali. Continua a leggere

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